domenica 23 ottobre 2016

LA DIFFICILE SCELTA DEI CATTOLICI PARTE SECONDA

LA SOCIETA' AMERICANA E' SPACCATA

La spaccatura che ha diviso il paese tra laureati e non laureati, progressisti e retrogradi, anti-liberali e liberali, buoni e cattivi, in estrema sintesi, è profonda ed è fondamentale per capire perché Donald Trump ha vinto con ampio margine le primarie all’interno del partito repubblicano. Lo sa bene Michael Novak, filosofo cattolico, autore del famoso Spirito del capitalismo democratico, pensatore di riferimento dei conservatori americani, che ha studiato a fondo il problema. «La questione principale in queste elezioni è la divisione tra chi è stato educato al college e chi non l’ha
frequentato», dichiara a Tempi. «I primi hanno in mano il paese: controllano televisioni, giornali, radio, università, tutta la grande cultura. Alcuni sostengono che hanno formato una nuova classe sociale, egemonizzata e controllata dal partito democratico. Si abbeverano a un magistero laico che trae i suoi contenuti dagli editoriali del New York Times e che è seguito anche da tanti cattolici». Non è un caso se tra gli americani va molto di moda una facezia: «Nelle scuole ormai ci sono tre bagni: quello per i maschi, quello per le femmine e quello per i democratici», ride Novak. La battuta coglie la portata di questo stravolgimento sociale: «Oggi i laureati hanno una moralità diversa, sono più secolarizzati, atei, approvano omosessualità e aborto, vedono la Chiesa cattolica come il fumo negli occhi e la considerano un nemico obsoleto».

I cattolici «sono guardati con sospetto nelle università, perché la nuova classe politicamente corretta guarda dall’alto in basso tutti coloro che non la pensano come lei, accusandoli di sessimo e razzismo. Se la gente comune è ancora realista e vive con i piedi piantati per terra, le élite ben rappresentate dai democratici sono fuori dal mondo: hanno abbandonato il senso comune, modificato la definizione di uomo e donna, sostengono il gender, pensano che la gente dovrebbe avere pochi figli. Invece agli americani comuni piace ancora avere tanti bambini. Insomma, hanno il controllo di tutta la cultura, ma non dei quartieri, non della strada».

È anche per questo che Hillary è definita invotabile dai principali pensatori cattolici. «È una donna che ha mentito, ha violato le leggi nazionali e chiunque altro per queste cose sarebbe finito in prigione», continua Novak. «Per quanto mi riguarda, non posso votare una candidata così favorevole all’aborto, all’agenda secolarista in campo morale e così ferocemente avversaria della libertà religiosa».

La lettera riparatoria
La scelta non sarebbe dunque così difficile, se solo dall’altra parte non ci fosse “The Donald”. Insieme ad oltre 30 professori e pensatori cattolici, Weigel ha firmato a marzo un appello contro Trump. Nel testo si ricordava che «il partito repubblicano è stato negli ultimi decenni il veicolo per promuovere le cause sociali che più stanno a cuore ai cattolici americani», come la difesa dei non nati, della libertà religiosa, del matrimonio tra uomo e donna. Ma questa possibilità è ora in pericolo perché «Donald Trump è manifestamente inadeguato a diventare presidente degli Stati Uniti» a causa della sua campagna elettorale infarcita di «volgarità», per non parlare «degli appelli alle paure e pregiudizi etnici e razziali che urtano ogni genuina sensibilità cattolica». Pur riconoscendo che la campagna di Trump piace a molti cattolici perché «parla di preoccupazioni legittime e genuine», si ricorda che non c’è niente «nel suo passato» e nel suo presente che dimostri sensibilità ai temi cari alla Chiesa. Ecco perché, spiega Weigel a Tempi, il candidato repubblicano «è pessimo. È un uomo immorale sia nella sua vita pubblica sia in quella privata. E poi non è credibile nella gestione del potere. Come mi è impossibile votare per Clinton, così non voterò mai per lui». Forse intuendo lo scarso appeal di cui gode tra i fedeli, il 5 ottobre Trump ha cercato di recuperare firmando una lettera ai leader cattolici, promettendo di battersi contro l’aborto e difendere la libertà religiosa.

Ma la docente armena Nash-Marshall è scettica: «Il suo problema è che non ci dà motivi per fidarci di lui. Dichiara che vuole sostenere i cattolici, e siamo contenti di questo, ma non dice mai in che cosa consisterebbe questo suo essere conservatore». Il candidato repubblicano, in realtà, due punti importanti li ha messi a segno: «Il prossimo presidente degli Stati Uniti nominerà anche il giudice della Corte suprema che andrà a sostituire il conservatore deceduto Scalia».


Questo è un punto non indifferente, visto che sono stati i nove giudici a decidere alcuni degli stravolgimenti sociali più significativi degli ultimi 40 anni, approvando ad esempio l’aborto e imponendo a tutti gli Stati Uniti il matrimonio gay. La nomina di un conservatore o un progressista potrebbe cambiare il futuro del paese e «Trump ha detto che sceglierà un conservatore come Scalia. Questo annuncio è stato tanto inaspettato, quanto fondamentale per noi. In secondo luogo, ha scelto come candidato alla vicepresidenza Mike Pence, che è molto stimato dalla Chiesa. Non so però se questo basterà a vincere il voto cruciale cattolico-evangelico».

tratto da TEMPI

HILLARY NO. MA DONALD? PARTE PRIMA


 LA DIFFICILE SCELTA DEI CATTOLICI AMERICANI
parte prima
Ottobre 21, 2016 Leone Grotti
Verso chi si orienterà il voto? A favore dell’impresentabile che litiga con tutti o per la donna sostenuta dal colosso abortivo più grande d’America?

 Mai nella storia degli Stati Uniti i cattolici sono stati così in difficoltà davanti a un’elezione presidenziale.
Dando per scontato che pochissimi voteranno il libertario Gary Johnson, meglio conosciuto come “mister What Is Aleppo?” (la gaffe clamorosa si può vedere su Youtube), o la verde Jill Stein, chi scegliere tra i due principali candidati?
Donald Trump o Hillary Clinton? Il repubblicano o la democratica?
L’uomo impresentabile che litiga con tutti, anche con papa Francesco, o la donna presentabilissima ma poco amata dagli americani? Il miliardario che fa alle donne quello che vuole, anche «prenderle per la f…», e che non risparmia apprezzamenti sessuali sulla figlia, o l’ex first lady sostenuta da Planned Parenthood, il colosso abortivo più grande d’America?

Il bullo che prova ammirazione per il presidente russo, Vladimir Putin, e che non disdegna la costruzione di muri o la diplomatica tutta ponti che si fa finanziare la campagna elettorale dall’Arabia Saudita, maggiore esportatore del terrorismo di matrice islamica nel mondo?
L’isolazionista accusato di avere evaso le tasse, seppur legalmente, o l’obamiana interventista che da segretario di Stato ha ridotto la Libia a una polveriera jihadista, non ha impedito l’assassinio dell’ambasciatore americano a Bengasi nel 2012 e ha violato la legge cancellando di nascosto circa 33 mila email, pur scampando la galera?
Infine, l’uomo accusato di essere sessista e razzista ma che liscia il pelo ai cristiani o la donna paladina dei diritti arcobaleno e fiera avversaria della Chiesa e della libertà religiosa?
Davanti ad alternative così poco attraenti, non c’è da stupirsi se anche un importante arcivescovo cattolico come Charles Chaput, primate di Philadelphia, è arrivato ad ammettere che per i fedeli sarà dura: «Credo che entrambi i candidati siano una brutta notizia per il nostro paese, sebbene in modi diversi. Donald Trump, a detta di molti, è un demagogo belligerante con problemi di autocontrollo. Hillary Clinton, sempre nell’opinione di tanti, è una criminale menzognera, la cui unica ricchezza sono idee stantie e priorità errate». Verso chi si orienterà allora il voto cattolico, che potrebbe decidere le sorti di un’elezione che è più in bilico di quanto i sondaggi lascino credere?

  GEORGE WEIGEL E SIOBHAN NASH-MARSHALL

Innanzitutto bisogna sgomberare il campo da un equivoco e affinare la domanda perché «non esiste davvero qualcosa come il “voto cattolico”», puntualizza a Tempi George Weigel, uno dei massimi teologi conservatori cattolici degli Stati Uniti. «Qui ci sono persone che si ritengono cattoliche, che vanno regolarmente a Messa e che tendono a votare per i repubblicani. Poi ci sono persone che si ritengono cattoliche, che raramente entrano in una chiesa e che tendono a votare per i democratici. Se il trend di questi ultimi si confermerà anche in questa tornata elettorale, io ho qualche dubbio sui primi».
 È difficile sottolineare «questa distinzione senza sembrare un po’ snob», ammette a Tempi Siobhan Nash-Marshall, cattolica, docente di filosofia presso il Manhattanville College e specializzata in metafisica. «Ma è troppo importante farlo. Molti cattolici in America non ritengono che seguire il magistero e le dottrine sociali sia necessario. Per queste persone non sussiste alcun tipo di problema o dilemma: voteranno felicemente per Hillary Clinton, nonostante il suo candidato alla vicepresidenza, il cattolico Tim Kaine, abbia detto chiaramente pochi giorni fa in televisione che non difenderà i diritti dei non nati». Quelli che in Italia vengono definiti “cattolici adulti”, secondo la definizione di prodiana memoria, lei li chiama «cattolici da caffetteria». Ma il significato è lo stesso. La vera domanda allora è un’altra: «Che cosa voteranno i cattolici che cercano di seguire nella loro vita il magistero nella sua interezza, cioè i cosiddetti conservatori?».

Le poche certezze rimaste
Tra tanti dubbi, è meglio partire dalle certezze: la figlioccia di Barack Obama appare «impossibile da votare». «Hillary è un candidato pessimo e fallisce il test dei quattro princìpi fondamentali della dottrina sociale della Chiesa», ragiona Weigel, autore di una biografia monumentale di Giovanni Paolo II.
«Lei non crede nella dignità della persona umana in tutti i suoi stadi e a prescindere dalle condizioni di vita.
La sua posizione sul principio del bene comune e su quello della sussidiarietà è davvero incerta, vista la sua adesione entusiasta alle politiche sull’identità (gender, razza, eccetera) e al principio di un Big Government progressista, che lascia poco spazio ai privati.
Non ha alcun concetto di solidarietà e stigmatizza sempre chi non la pensa come lei con termini dispregiativi come “intollerabile” o “incorreggibile”».


Non solo, aggiunge Siobhan, «il problema è più vasto di un singolo esempio, come può essere il sostegno dato all’aborto, e riguarda la visione del potere interna al partito democratico. Clinton è una persona che si considera al di sopra della Costituzione e della legge. Questo è veramente pericoloso». L’episodio delle email cancellate, che in qualità di segretario di Stato doveva rendere pubbliche secondo il Freedom of Information Act (Foia), parla da sé e «un cattolico conservatore guarda con orrore a questa situazione. Se ha questo atteggiamento verso una legge come il Foia sulle email, figuriamoci cosa potrà accadere in futuro». Il problema è ancora più vasto, perché Hillary Clinton non è solo una candidata con un programma indigesto, è anche la rappresentante perfetta di un partito che negli anni si è trasfigurato, voltando le spalle a temi come famiglia, lavoro e quartiere, per diventare paladino delle nuove élite culturali e morali.

tratto da TEMPI

venerdì 21 ottobre 2016

L'UNESCO, L’INTERNAZIONALE DELLA MENZOGNA


All’ombra della Torre Eiffel, dittatori e antisemiti si sono impadroniti dell’Unesco. Benvenuti nel carrozzone delle turpitudini e della menzogna, dove Israele è un paria

di Giulio Meotti | 18 Ottobre 2016 ILFOGLIO

 “Qui si attaccano i valori fondamentali dell’occidente, i princìpi dei diritti individuali vengono degradati in favore di nebulosi diritti dei popoli”, disse Jean Gerard, ambasciatrice americana all’Unesco, nell’annunciare nel 1984 l’uscita degli Stati Uniti dall’agenzia Onu per la cultura.
 
foto La Presse
La scorsa settimana, l’Unesco ha negato pure i diritti dei popoli. Quelli del popolo ebraico. L’Unesco ha appena cancellato tremila anni di storia ebraica di Gerusalemme. Per dirla con il quotidiano Haaretz, “è il giorno in cui l’Onu ha degradato il sito ebraico più importante al mondo al rango di una stalla”.

E’ una risoluzione così inaccettabile che lo stesso direttore dell’Unesco, Irina Bokova, e il segretario dell’Onu Ban Ki-moon, hanno ritenuto di doversi dissociare.

Dire che la collina sopra la città vecchia di Gerusalemme non è il Monte del Tempio ma “al Aqsa Mosque - al Haram al Sharif” e che il Kotel HaMahariv, il muro occidentale costruito da Erode e che gli occidentali chiamano Muro del Pianto, è “al Buraq Plaza”, significa che la più alta istanza mondiale della conoscenza ha incorporato la posizione estremista nell’islam per cui non c’è mai stato nessun Tempio a Gerusalemme. Rispetto a quando la signora Gerard tenne quel discorso, poco è cambiato all’Unesco.

Oggi nel board siedono 58 paesi membri. Di questi, secondo l’organizzazione non governativa Freedom House, 20 sono “parzialmente liberi”, 15 sono “non liberi” e soltanto 23 “liberi”. Dittature e autocrazie dominano la commissione mondiale delle idee. Sono loro a brandire quella che la Heritage Foundation ha definito “la cultura come arma di propaganda antioccidentale”.


LA GIUSTIZIA ITALIANA FATTA A PEZZI DA UN FILM CAPOLAVORO SU AMANDA KNOX


Il cortocircuito mediatico-giudiziario raccontato da Netflix

di Salvatore Merlo | 20 Ottobre 2016 ILFOGLIO



E il reciproco amore tra i giornalisti e i magistrati diventa un labirinto senza uscita, una via senza meta, il solito di quasi tutte le tresche clandestine e adultere, che hanno il nulla come ultimo scopo: abissi senza sfogo. “La gente adora i mostri. Quando ne ha la possibilità, vuole vederli”, dice a un certo punto Amanda Knox, imperscrutabile e inintelligibile, vittima o carnefice, in questo documentario kolossal americano in onda su Netflix, questo romanzo sospeso tra Kafka e Dostoevskij, girato con una sapienza narrativa tanto prodigiosa quanto elusiva, un racconto in cui tutto, dai protagonisti ai comprimari, sembra giocare per rendere ogni parola, e persino la verità giudiziaria, ammesso che esista, ancora meglio revocabile, ritrattabile, smentibile, a suscitare dunque altri ingarbugliamenti, più fiere sospettosità, vaste nubi di nuovo gas che quasi offuscano lei, Amanda, lei che dà il titolo a questo film stilisticamente perfetto dei registi Brian McGinn e Rod Blackhurst, girato lungo cinque anni di lavoro, e che alla fine ha in realtà per protagonisti la giustizia italiana, machiavellica e grossolana, e un giornalismo corrivo alle più ardue dissennatezze della morbosità, pronto a maneggiare il fango e la monnezza proveniente dai corridoi delle procure, a distribuirli a piene mani sulle colonne dei quotidiani.


Magistrati e giornalisti, dunque, selvaggiamente avvinghiati come figure del valzer, il pubblico ministero di Perugia Giuliano Mignini – la probità affettata, le preghiere inginocchiato in chiesa, le citazioni evangeliche, l’accademismo letterario, e una vena di narcisistico bigottismo – inscalfibile nel perseguire sin dai primi giorni successivi all’omicidio di Meredith Kercher, la tesi dell’assassina sessuomane, a suggerirla ai media, sempre col gelato sorriso di chi ha dalla sua parte una logica inoppugnabile, se non addirittura la verità. E poi il cronista del Daily Mail, Nick Pisa, capelli al gel, cravattone, abito blu iridato, cui non interessa la complessità, ma il gioco a spese della complessità: si abbeverava di dettagli morbosetti, e talvolta persino fasulli, provenienti dagli ambienti giudiziari, tutto quel genere di informazioni pseudo erotiche, utili a rafforzare la tesi dell’accusa, che in quei mesi crescevano, s’ingigantivano, scavalcavano il senso delle proporzioni: “Certo, diverse notizie non si sono rivelate vere”, confessa a un certo punto, “ma siamo giornalisti e riportiamo quel che ci viene detto. Se avessi perso tempo a verificare avrei dato un vantaggio alla concorrenza”.

Ecco dunque i due “anti eroi” di questo film, secondo un classico schema da sceneggiatura cinematografica, ecco Pisa e Mignini, il cronista britannico e il magistrato italiano, che raccontando l’omicidio e le sue implicazioni, e raccontando diffusamente anche se stessi (“il mio modello è Sherlock Holmes”, si abbandona a dire a un certo punto il pm mentre tiene in bocca una pipa spenta), fanno pian piano emergere uno strapotente cortocircuito, quell’imprendibile intreccio di vanità, sensazionalismo, pressione pubblica, rapporti contorti tra media e pm, quel velenoso pasticcio che in Italia ben conosciamo e che il giornalista anglosassone, con singolare compiacimento racconta così: “Il nome in prima pagina su uno scoop mondiale è come fare sesso”.

E fu lui, infatti, a pubblicare sul tabloid per il quale allora lavorava il diario intimo che Amanda aveva scritto in prigione, in uno stato di fragilità e di prostrazione, quando a un certo punto, al solo scopo di destabilizzarla psicologicamente e spingerla a confessare, le fu raccontato dalle autorità italiane – sembra incredibile – che era ammalata di Aids. Ebbene, in quel diario Amanda si confessava, elencava nel dettaglio tutte le persone con le quali aveva avuto rapporti sessuali nel corso della sua giovane vita, le persone dalle quali dunque avrebbe potuto aver contratto la malattia. Quell’elenco fu pubblicato dal Daily Mail, qualcuno lo aveva passato al giornalista – “Chi mi ha dato il diario che Amanda scrive in carcere? Un giornalista non rivela mai le propri fonti” – e una volta reso pubblico, ebbe l’effetto di confermare e rafforzare in maniera determinante la tesi della procura (confermata in Appello ma poi smontata in Cassazione), dunque la tesi di Mignini, che descriveva Amanda come una malata di sesso, una figura dominante, una mangiatrice di uomini capace di manipolare il suo ragazzo, e coimputato, Raffele Sollecito.

Scrisse il Guardian dopo l’assoluzione definitiva: “Gli inquirenti si sono resi colpevoli di grottesca incompetenza, panico da pressione mediatica e misoginia”. Col risultato che di tutta la vicenda, alla fine, non si è capito nulla, se non il fatto che, forse, giustizia non è stata fatta. In carcere resta solo Rudy Guede per “concorso in omicidio”. Concorso con chi? E anche nel film, Brian McGinn e Rod Blackhurst lasciano che i dubbi, i retropensieri, le favole torbide formino un insieme stordente, capace d’incarnare ogni suppurazione e insensatezza d’una giustizia degradata a spettacolo.



VIVA IL CAMBIAMENTO (MAGARI FORSE NO...)



DI LEONARDO LUGARESI
Ai sostenitori, più o meno entusiasti, dell'idea che «comunque, bisogna cambiare!» e che «qualsiasi riforma è meglio di nessuna riforma», e soprattutto a chi aderisce senza rendersene ben conto a questo ormai comune sentire, vorrei sommessamente far notare che tutti i nostri guai sono partiti da una riforma costituzionale.
La «più bella costituzione del mondo», infatti, non era di certo la nostra del '48, poverina, ma quella che Dio Onnipotente, Sommo Legislatore, dettò per il regno umano da Lui fondato in principio. Era composta di due soli articoli: «Articolo 1: potete fare quello che volete. Articolo 2: solo non potete mangiare i frutti dell'albero della conoscenza del bene e del male (quello che sta in mezzo al giardino, per intenderci)». Semplice e funzionale. 
MASACCIO
LA CACCIATA DAL PARADISO TERRESTRE
Ma il Riformatore di allora trovò che l'articolo 2 non andava bene e propose di abolirlo. Cominciò la campagna referendaria e, come sempre quando si tratta di propaganda elettorale, fece della disinformazione, insinuando che l'articolo 2 proibisse di nutrirsi di ogni frutto degli alberi del giardino. L'elettrice, che credeva di saperla lunga (e credeva nel dialogo con tutti), provò a spiegargli che le cose non stavano così e gli recitò a memoria il testo dell'articolo 2, ma mentre dialogava col Riformatore si convinse che questi aveva ragione. Così metà dell'elettorato (dispiace dirlo, quella femminile) passò dalla sua parte, poi il passaparola fece il resto e così la Riforma fu approvata democraticamente, a maggioranza più che bulgara, dal 100% del corpo elettorale.
Quel che ne seguì è ben noto: crisi economica («mangerai l'erba dei campi»), sistema sanitario in fallimento («partorirai con dolore»), forse ci fu persino il climate change (la Bibbia non lo dice, ma sta di fatto che se Dio dovette fornire ai riformatori delle tuniche di pelle è segno che evidentemente le foglie di fico non bastavano e che almeno la sera aveva cominciato a fare freddino) ... insomma, un'iliade di guai che da allora non è più finita.
Il conservatorismo era l'atteggiamento politico (e culturale) perfetto nel Paradiso terrestre; l'unico ragionevole, del resto, perché “lasciare il mondo come sta” era allora la sola cosa da fare. Dopo l'Edenexit (una volta detto peccato originale) evidentemente non è più così, perché nel mondo c'è il disordine, le cose cambiano e si deformano, non funzionano più e quindi delle riforme bisogna pur farle (io preferirei dire "dei restauri", ma questa è un'idiosincrasia del tutto soggettiva).
Però un sano conservatorismo conserva l'impronta dell'antica saggezza. Dopotutto, lo status quo  almeno un pregio ce l'ha per definizione: sta. Sta in piedi, bene o male. I pro-grammi, cioè le idee per il futuro che stanno scritte nella mente dei riformatori, non si sa. Andarci piano e guardarci bene non è sbagliato.

[P.S. Poiché, come diceva se non sbaglio Leo Longanesi, quando si fa dell'ironia bisogna avvertire scrivendo tra parentesi: (Ironia), autocertifico che il genere letterario di questo post è lo scherzo]

LA LETTERA PRO-LIFE DI DONALD TRUMP IGNORATA DAI MEDIA



di Donald J. Trump*

20-10-2016 LANUOVABUSSOLA

La sfida elettorale che l’8 novembre si concluderà con l’elezione del 45° presidente degli Stati Uniti è anche una battaglia fra due visioni del mondo contrapposte e inconciliabili. Da un lato Hillary Clinton, candidata del Partito Democratico, è una lucida sostenitrice dell’aborto; non a caso la Planned Parenthood, il più grande abortificio del mondo, ne appoggia appassionatamente la candidatura. Dall’altro Donald J. Trump, candidato del Partito Repubblicano, è un uomo molto chiacchierato e non certo famoso per essere un idealista; nondimeno è capace d’impegni politici precisi a favore del diritto alla vita. Come questo suo breve ma inciso articolo pubblicato sul quotidiano Washington Examiner il 23 gennaio scorso con il titolo My vision for a culture of life e letteralmente ignorato dalla stampa. Marco Respinti Segue il testo integrale tradotto:


Consentitemi di essere chiaro. Io sono per il diritto alla vita. Ho questa posizione pur ammettendo eccezioni in casi di stupro, incesto o quando è a rischio la vita della madre. Non sempre l’ho pensata così, ma una esperienza personale assai significativa mi ha portato a riconsiderare il prezioso dono della vita. L’aneddoto è ben documentato e quindi non lo racconterò di nuovo ora (1). Tuttavia, nello spazio che mi rimane, voglio esprimere ciò che provo nei confronti della vita e della cultura della vita proprio mentre cade il 43° anniversario del caso Roe v. Wade (2).
Io sono un costruttore. Per costruire bisogna seguire un metodo. Ci si serve di molte arti di cui l’ingegneria è la più importante. Le regole per assemblare le strutture sono molto rigide proprio come lo sono le regole della fisica. Le regole hanno superato la prova del tempo e sono diventate il modo per assembleare le strutture che perdura e che produce bellezza. Gli Stati Uniti, quando sono al loro meglio, seguono un insieme di regole che funzionano sin dall’epoca della fondazione. Una di queste regole è che noi, come statunitensi, onoriamo la vita e questo abbiamo fatto sin da quando i nostri fondatori hanno fatto della vita il primo, e il più importante, dei nostri diritti «inalienabili» (3).
Con il tempo la cultura della vita di questo Paese ha preso a scivolare verso una cultura della morte. La prova forse più decisiva su cui si regge quest’affermazione è che dalla sentenza pronunciata dalla Corte Suprema nel caso Roe v. Wade 43 anni fa a oggi più di 50 milioni di statunitensi non hanno avuto la possibilità di godere delle opportunità che il nostro Paese offre. Non hanno avuto la possibilità di diventare dottori, musicisti, agricoltori, insegnanti, mariti, padri, figli e figlie. Non hanno avuto la possibilità di arricchire la cultura questa nazione o di contribuire con i propri talenti, le proprie esistenze, i propri affetti e le proprie passioni al tessuto di questo Paese. Mancano e ci mancano.
Nel 1973 la Corte Suprema fondò quella sentenza immaginando diritti e libertà che nella Costituzione non ci sono. Se prendessimo per vera la parola di quel tribunale, ovvero che l’aborto sia una questione di privacy, dovremmo logicamente concludere che è il denaro privato quello che deve finanziare questa scelta e non il mezzo miliardo di dollari erogato ogni anno dal Congresso federale ai procuratori di aborti. Il finanziamento pubblico dei procuratori di aborti è quanto meno un insulto alla coscienza delle persone e al meglio un affronto al buon governo.
Inoltre, come se usare il denaro dei contribuenti per agevolare lo scivolamento verso la cultura della morte non fosse già abbastanza, la sentenza del 1973 è diventata una pietra miliare nel dimostrare il disprezzo totale che quel tribunale riserva al federalismo e al Decimo Emendamento (4). Il caso Roe v. Wade ha infatti dato alla Corte Suprema una scusa per smantellare le decisioni prese dalle assemblee legislative dei diversi Stati dell’Unione e il voto espresso dalla gente. Un modo di fare, questo, che da allora la Corte ha ripetuto mille volte. La sentenza nel caso Roe v. Wade è quindi diventata solo l’ennesimo esempio dello scollamento tra il popolo e il suo governo.
Siamo nel pieno di un ciclo politico che porterà all’elezione di un nuovo presidente federale e fra pochi giorni si voterà. I cittadini di questo Paese avranno la possibilità di votare per il candidato che rappresenta la loro visione del mondo. Spero che sceglieranno il costruttore, l’uomo che ha la capacità d’immaginare la grandezza di questa nazione. Il prossimo presidente dovrà seguire i princìpi che meglio funzionano e che rafforzano la venerazione che gli statunitensi hanno nei confronti della vita. La cultura della vita è troppo importante perché la si lasci eclissare per convenienza o correttezza politica. È preservando la cultura della vita che Faremo Grandi Ancora gli Stati Uniti.
*candidato del Partito Repubblicano alla presidenza degli Stati Uniti. Traduzione e cura di Marco Respinti
Note del traduttore
(1) Il 6 agosto 2015, durante il primo dibattito pubblico tra i candidati del Partito Repubblicano nelle primarie, rispondendo a una domanda relativa alle sue precedenti posizioni filoabortiste e sul cambiamento poi intercorso, Trump ha raccontato: «E quel che è successo è che anni fa dei miei amici aspettavano un bambino e che quel bambino avrebbe dovuto essere abortito. E invece non è stato abortito. E oggi quel bambino è una superstar assoluta, un bambino grande, davvero grande. E io questo l’ho visto. E ho visto altre cose così. E sono molto, molto orgoglioso di dire che io sono per il diritto alla vita».
(2) Il 22 gennaio 1973 la Corte Suprema federale concluse il caso Roe v. Wade con una sentenza che cancellò le precedenti norme a difesa della vita umana nascente approvate e vigenti nei singoli Stati dell’Unione, legalizzando così l’aborto in tutto il Paese. Il mondo pro-life considera la sentenza un abuso giacché la Corte Suprema, come sancisce la Costituzione federale, non ha alcun potere di legiferare, ma solo quello di vigilare sulla costituzionalità delle leggi e di esprimersi negli ambiti strettamente costituzionali dei casi che è chiamata a giudicare. Del resto, il caso Roe v. Wade si fonda su una grande menzogna: una ragazza dall’adolescenza rovinata, lesbica, coperta da anonimato, “Jane Roe”, alla terza gravidanza indesiderata, s’inventò di essere rimasta incinta a causa di uno stupro. Supportata da alcune avvocatesse fortemente politicizzate, “Jane” adì il Tribunale distrettuale del Texas e dopo tre anni giunse alla Corte Suprema. Intanto quel suo terzogenito era nato, era stato dato come gli altri due in adozione e “Jane” cambiò la versione dei fatti invocando la necessità dell’aborto a causa dello stato di povertà e di depressione in cui viveva. Anni dopo “Jane” rivelò di essere Norma Leah Nelson McCorvey: accadde quando si convertì prima al protestantesimo e poi al cattolicesimo con don Frank A. Pavone, che oggi è uno dei consiglieri cattolici di Trump.
(3) Sono le parole del preambolo della Dichiarazione d’indipendenza del 1776: «Noi asseriamo che queste verità sono per se stesse evidenti: che tutti gli uomini sono creati uguali, che sono dotati dal loro Creatore di determinati diritti inalienabili, che tra questi vi sono la Vita, la Libertà, e il perseguimento della Felicità».

(4) Il Decimo Emendamento alla Costituzione federale degli Stati Uniti, l’ultimo di quelli approvati nel 1791 e noti come Bill of Rights, sancisce che i poteri non delegati dalla Costituzione al governo federale o da essa non vietati agli Stati sono riservati agli Stati o al popolo.

mercoledì 19 ottobre 2016

MANCA SOLO LA SCOMUNICA E IL ROGO.

Il Serenissimo e Cristianissimo arcivescovo di Chieti afferma che chi è contro la comunione ai divorziati risposati non crede nel Vangelo, ma in Putin
"Quelle nostalgie tra gli oppositori di Francesco"
L’arcivescovo di Chieti: «Chi ha paura del rinnovamento non crede al Vangelo»


«Chi ha paura del rinnovamento, non crede al Vangelo». Agli oppositori di Francesco che individuano in Putin il difensore della cristianità, l’arcivescovo di Chieti-Vasto, Bruno Forte applica le categorie della «cecità ideologica» e della «nostalgia strumentale». 

Nell’inchiesta pubblicata ieri sul La Stampa viene ricostruita la galassia anti-Bergoglio e il presidente della Commissione Cei per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso individua le «storture teologiche» del dissenso al Pontefice della misericordia.

Lefebvriani, ultraconservatori che evocano crociate contro l’invasione islamica, nemici del Concilio e avversari delle aperture pastorali del Papa argentino sulla comunione ai divorziati risposati e sul dialogo con il governo cinese. Lei è stato segretario speciale al recente Sinodo dei vescovi sulla Famiglia, cosa tiene insieme un’opposizione al Pontefice così diversificata?
«L’interesse unificante è il mantenimento dello status quo. Il Vangelo è libertà, rinnovamento, docilità allo Spirito Santo. Non credere al Vangelo induce a scambiare per pericoloso sovversivo chi predica la parola di Gesù. La paura del rinnovamento nasconde la paura dello Spirito Santo che guida la Chiesa. Ma è un fenomeno da ricondurre nelle sue reali dimensioni. E proprio la lezione del Sinodo è utile al riguardo».

Si riferisce alle resistenze interne alle gerarchie ecclesiastiche?
«All’inizio sembrava che la Chiesa fosse spaccata in due e invece alla fine c’è stata una grande maggioranza al Sinodo. La collegialità episcopale ha sconfessato le posizioni estreme di chiusura e di opposizione a un libero confronto».

Al Papa viene addebitata anche l’accoglienza verso i migranti?
«Di fronte a un cambiamento epocale come il fenomeno migratorio, un conto è un atteggiamento di comprensibile preoccupazione, un altro è la negazione ideologica, pregiudiziale e anti-evangelica di qualunque forma di accoglienza. Le migrazioni non sono solo questione di trasferimento di persone. È giusto interrogarsi su come garantire buona integrazione».

Perché Francesco provoca reazioni accese di dissenso?
«Contro il Papa si coalizzano chiusura culturale, nostalgie, staticità di atteggiamenti ideologici e politici. Invece di abbandonarsi al Dio, frange minoritarie si arroccano. È un’operazione, però, senza prospettive».

La stupisce l’esaltazione del presidente russo Vladimir Putin da parte degli ultratradizionalisti che attaccano papa Bergoglio?
«No. È la dimostrazione che quando prevale la cecità ideologica tutto diventa strumentale e ci si arrampica sugli specchi pur di sostenere le proprie ragioni fino a raggiungere scenari impensabili. Gesù stende le braccia sulla croce ad abbracciare tutti, quindi preghiamo perché gli oppositori del Papa ritrovino serenità e lucidità per discernere. Soltanto così vedranno quale dono provvidenziale sia questo pontificato».

tratto da

Questo articolo è stato pubblicato nell’edizione odierna del quotidiano La Stampa


TEMPO DI GUERRA E DI BOMBARDAMENTI. CRIMINI DI GUERRA O OPERA DI LIBERAZIONE?

Tratto da "LO STRANIERO" blog di Antonio Socci

(...) I giornali italiani (in genere di obbedienza americana e di rito obamiano) oggi magnificano il glorioso attacco a Mosul per liberare la città dall’Isis. E il “Corriere della sera” annuncia trionfalmente, addirittura: “Elicotteri italiani in prima linea”.
Curdi avanzano verso Mosul

Ci sono solo alcune domande che nessuno si pone:
1) perché proprio ora, guarda caso a venti giorni dal voto per le presidenziali americane? Questa mossa non avrà a che fare col fatto che Trump da mesi attacca l’amministrazione Obama/Clinton per aver lasciato dilagare le organizzazioni terroristiche?
Perché Obama – che sta pesantemente interferendo con la campagna per le presidenziali – ha lasciato Mosul per due anni in mano all’Isis, permettendo che perpetrasse crimini immensi, ma tre settimane prima delle elezioni chiama il settimo cavalleggeri per liberare quella stessa Mosul dall’Isis? Nessuno sente puzza di bruciato e anche di altro?

2) perché per liberare Mosul le milizie sciite vanno bene, mentre per liberare Aleppo (sempre dall’Isis) no?

3) Perché la stessa identica operazione di liberazione di Mosul dai terroristi va bene se la fa il governo iracheno ed è invece “criminale” se la fa il governo siriano per liberare Aleppo?
4) Perché quando il governo siriano ha lanciato l’offensiva per liberare Aleppo Est dai terroristi, gli Usa (e compari) sono insorti denunciando “crimini di guerra”, mentre i bombardamenti su Mosul (identici a quelli su Aleppo) sono invece una meritoria opera di liberazione? Ed è vero – come accusa il governo siriano – che gli americani lasceranno che i terroristi dell’Isis fuggano da Mosul al fine di farli andare in Siria?


5) Perché i giornaloni italiani come il “Corriere della sera”, pochi giorni fa, nel momento in cui è partita l’offensiva del governo siriano, lanciavano titoloni tipo “L’Europa salvi il suo onore impedendo la fine di Aleppo”, quando in ballo c’era semmai la liberazione di Aleppo? NB L’Europa e l’Italia sono in prima linea nell’attacco di oggi a Mosul, ma sul Corriere non leggerete mai il titolo “L’Europa salvi il suo onore impedendo la fine di Mosul”… (...)

martedì 18 ottobre 2016

NEVER CLINTON NEVER TRUMP



Riportiamo la nostra traduzione di un forte intervento dell'arcivescovo di Denver, Mons. Samuel Aquila, che esprime con una chiarezza ignota ai nostri vescovi le linee guida per un cattolico che deve andare a votare

5 ottobre 2016

Ho votato in ogni elezione presidenziale dal 1972 e non ho mai sperimentato una elezione come quest'anno. Entrambi i candidati sono antipatici, mancano di credibilità, e hanno fatto commenti che fanno rizzare i capelli. Il pubblico americano è stufo di questo tipo di politica e di questa classe dirigente,  di entrambe le parti. Allora, che cosa dovremmo fare noi cattolici quando andremo a votare a novembre?

Questa domanda mi è stata rivolta quest’anno  più che in ogni elezione precedente. Recentemente in una cena con un gruppo di cattolici, la conversazione cadde alla politica e divenne molto accesa, perchè alcuni sostenevano Clinton e alcuni Trump. Così si rivolsero a me e uno di loro mi ha chiesto, "Arcivescovo, che ne pensi?"
Mons. Samuel Aquila, Arcivescovo di Denver

In primo luogo, ho condiviso la mia avversione per entrambi i candidati. 

Poi ho detto che abbiamo bisogno di riflettere sulle piattaforme di entrambe le parti, con particolare attenzione alle questioni della vita umana. Tutti a tavola conoscevano bene l'insegnamento della Chiesa sulla vita e la dignità della vita. Sapevano che i cattolici in buona coscienza non possono sostenere i candidati che porteranno avanti l'aborto. Tutti però erano più o meno d'accordo che, quando si tratta di questioni di vita, i politici cattolici su entrambi i lati dello schieramento politico avevano anteposto alla loro fede le ragioni dell’appartenenza politica.

La indicazione  più importante che posso dare è questa: permettere al vostro incontro personale in corso con Gesù Cristo e la Chiesa di guidare le vostre decisioni politiche. Dico questo perché crediamo che la verità su noi stessi e il mondo in cui viviamo è rivelata in e attraverso di lui. La nostra società soffre e ha sofferto da tempo perché troppo poche persone vivono una vita integrata, che non divida la “persona” dal “pubblico”.

Quest'anno ci sono alcune importanti posizioni nelle due principali piattaforme. Quest'anno la piattaforma del partito democratico chiede il ribaltamento dell’ emendamento Hyde. L'emendamento Hyde vieta che il denaro dei contribuenti federali sia utilizzato per l'aborto. La piattaforma democratica è aggressivamente pro-aborto, non solo in materia di finanziamento, ma si è impegnata a nominare alla Corte Suprema soltanto giudici che sosterranno l'aborto, e ad abrogare l’emendamento alla legge Helms, che impedisce agli Stati Uniti di sostenere la diffusione dell’aborto all'estero. 

Al contrario, la piattaforma del partito repubblicano è favorevole alla emendamento Hyde, e proprio quest'anno ha rafforzato il suo sostegno per la vita dichiarando la fine dei finanziamenti statali di Planned Parenthood,vuole vietare l'aborto degli ultimi giorni (cavallo di battaglia della Clinton), e si impegna a contrastare il suicidio assistito.
Molto importante poi è il tema della libertà di religione, la libertà di coscienza, e la possibilità per le organizzazioni basate sulla fede come la Chiesa di fornire beneficenza attraverso ricoveri, ospedali, case per anziani, ecc, senza timore di interferenza del governo e garantendo l'esistenza di un rispetto per i valori religiosi.

In tal senso, l'argomento è stato sollevato dal regolamento del ministero della Salute e Servizi Umani. Questo regolamento obbliga la fornitura di contraccettivi, sterilizzazioni e prodotti abortivi attraverso le assicurazioni del datore di lavoro. La cosa più sorprendente per me era che mentre tutti a tavola erano cattolici praticanti, che sono coinvolti nella loro fede, ma alcuni di loro non avevano sentito parlare della difficoltà che l'amministrazione Obama ha creato alle Piccole Sorelle dei Poveri, né sapevano del contenzioso che si è verificato cercando di costringerle a violare la loro coscienza.

Gli elettori cattolici devono rendersi consapevoli e devono levarsi in piedi su questi temi essenziali. Il diritto alla vita è il più importante e fondamentale diritto, dal momento che la vita è necessaria per uno qualsiasi degli altri diritti alla materia. Ci sono alcuni problemi che possono legittimamente essere discusse dai cristiani, come ad esempio quali politiche siano più efficaci nella cura dei poveri, ma l'uccisione diretta di vita umana innocente devono essere contrastati in ogni momento da ogni seguace di Gesù Cristo. Non ci sono legittime eccezioni a questo insegnamento.

La salute della nostra nazione dipende da un profondo rispetto per la vita umana dal momento del concepimento fino alla morte naturale, e il futuro della nostra società dipende da come proteggiamo questo diritto. Se non lo facciamo, alla fine si farà la fine di Roma e della Grecia e di altri grandi civiltà che si sono sorti e caduti.
Alcuni, sia in politica e nella Chiesa, hanno dichiarato che è la Chiesa che ha bisogno di cambiare il suo insegnamento per includere l'aborto, le unioni dello stesso sesso, e anche l'eutanasia.

 Eppure, nella fedeltà a Gesù Cristo, al Vangelo e alla Tradizione Sacra, la Chiesa non può cambiare il suo insegnamento su questi temi senza negare Cristo. Lei stessa, tagliata dalla vite potrebbe solo appassire, come promesso da Cristo. Più ci si allontana da Gesù Cristo ei suoi insegnamenti, tanto più sarà nostre chiese vuote.
Noi siamo dove siamo oggi perché troppi cattolici e altre persone di fede hanno abbracciato le vie del mondo, e non le vie di Cristo. Non hanno servito come lievito che trasforma la società, ma piuttosto hanno legittimato il male e la cultura usa e  getta che Papa Francesco ci ricorda spesso di rifiutare.

Se  non riusciremo a fare questo, il governo interverrà per riempire il vuoto. In effetti, il governo diverrà "dio" e imporrà le sue convinzioni sui cittadini. Basta guardare alla Salute e servizi umani che propaganda il contraccettivo, o il tentativo da parte del Presidente Obama per imporre un ordine del giorno transgender su scuole pubbliche. Stiamo per vedere fra poco  il finanziamento federale dell'aborto e l'approvazione del suicidio assistito in Colorado. Stiamo assistendo alla dittatura del relativismo e l'erosione della vera libertà. E come Papa Francesco predica spesso, il diavolo ottiene quello che vuole rapidamente, soprattutto quando la gente non crede più in Dio.

Quindi il mio consiglio ai cattolici che devono votare in questa elezione presidenziale è quello di guardare prima alla propria coscienza. E 'il vostro incontro personale con Gesù Cristo e la Chiesa, la voce di Dio che non può contraddire la verità o la rivelazione, o è l'ideologia di un partito politico?

 In secondo luogo, guardare come sei stato un lievito nella società. Come avete cercato il bene comune e dei valori del Vangelo, in particolare servendo i poveri, i bisognosi, i non nati e i moribondi. Se veramente vivere la vostra fede cattolica, non troverete l'allineamento completo di alcun partito politico, e questo va bene. 

In terzo luogo, guardate come ogni piattaforma del partito sostiene la vita umana dal concepimento fino alla morte naturale, la libertà di religione e la libertà di coscienza, la famiglia, e il povero. Infine, votate, perchè ogni cattolico ha l'obbligo di partecipare al processo politico.

Per molti, le elezioni presidenziali comporterà una scelta tra il minore dei due mali.

 Sulla scheda elettorale del Colorado, ci sarà anche da affrontare il male del suicidio assistito, conosciuto come Proposition 106. Conformando i nostri cuori e le nostre menti al Vangelo e al suo chiaro insegnamento sulla vita, noi tutti  cattolici siamo chiamati a votare "no" su questo tema . Un "sì" favorisce solo la società usa e getta, e la cultura della morte. 

Teniamo presente il nostro paese nelle nostre preghiere quotidiane, pregando per la protezione e la benedizione di Dio in questi tempi difficili, difficili in cui viviamo. E preghiamo  per la conversione di coloro che sostengono una cultura usa e getta della morte!

lunedì 17 ottobre 2016

COME DISSE CHECCO ZALONE: “È CAMBIATO DI CARATTERE!”

«C’è un modo molto semplice per giudicare stupide delle cose intelligenti ed è quello di guardare le cose intelligenti da stupidi». (Giussani)

Sono un lettore del sito CulturaCattolica.it e, da alcuni mesi, anche un collaboratore poiché vi sono stati pubblicati alcuni miei articoli. Sono rimasto dunque basito nel leggere un articolo del sito LA NUOVA EUROPA, a firma di Maurizio Vitali, dal titolo: “Fondamentalismo cattolico, il panorama italiano”.


La mia amara sorpresa nasce dai contenuti dell’articolo e ancor più dall’ambiente da cui l’autore e la rivista provengono. Infatti, Maurizio Vitali è stato direttore dal 1977 al 1989 di Cl-Litterae Communionis, mensile di Comunione e Liberazione, che allora aveva il titolo in latino e che ora si chiama “Tracce”; e dalla rivista La Nuova Europa che anni fa si chiamava Russia Cristiana. Grazie a questa rivista, ed al lavoro di don Francesco Ricci, abbiamo avuto la possibilità di conoscere le ricchezze liturgiche, artistiche e filosofiche della tradizione russa oltre che la situazione dei “cristiani separati”, cioè dei cristiani che pativano sotto il regime comunista dei Paesi dell’Est, prima della caduta del muro di Berlino. La tensione di questa rivista era indirizzata a cercare l’unità dei cristiani, compresi quelli oltre il muro di Berlino. Gli anni sono passati, i tempi sono cambiati, il muro di pietra di Berlino è crollato ma, ironia della storia, altri muri, ben più poderosi, quelli ideologici, vengono eretti (in Italia).

La cosa in sé sarebbe ridicola, e dunque da ridere, se non fosse che è allo stesso tempo molto seria.

Ma come si può pensare di scrivere che “A noi oggi può sembrare che il fondamentalismo per antonomasia sia (…) quello islamico, mentre in varie forme e gradi (il fondamentalismo, ndr) si sviluppa in Occidente ed è presente (…) in tutte le confessioni cristiane”? Come si può solo lontanamente immaginare di accostare a cuor leggero il fondamentalismo islamico, con tutto il suo carico di efferatezza bestiale, sangue, orrore, dolore, alle varie espressioni del cristianesimo in Italia? Come si può solo concepire di accostare le varie riviste on line dell’ISIS alle riviste on line dei cristiani italiani? Per far ciò, ci vuole solo un carico molto pesante di fantasia (e che fantasia!).

Vitali, bontà sua, precisa che il fondamentalismo c’è, è sicuro, assume però varie “forme e gradi”. Insomma, ci sono siti “tosti” e siti un po’ “annacquati”, ma sempre fondamentalisti sono! Esso, il fondamentalismo, è formato da “un arcipelago di intellettuali, giornalisti e siti internet (…) idoneo a creare contaminazioni culturali”. Che curioso! Nel 1986 destarono preoccupazione le contaminazioni radioattive del disastro della centrale nucleare di Černobyl’, di cui la rivista La Nuova Europa (allora si chiamava L’Altra Europa) pure parlò; oggi, invece, destano altrettante preoccupazioni le nuove “contaminazioni culturali”. E si scopre così che Vitali è preoccupato che il sito “Fede e Cultura propone ‘La Verità sullo scaffale’, cioè la buona stampa in linea con l’ortodossia della Chiesa. Si va da testi di Ratzinger a Il padrone del mondo di Benson, al  Catechismo di Pio X”. Apprendo dunque che leggere oggi i testi di Ratzinger, vale a dire dell’attuale Papa emerito Benedetto XVI, dimessosi solo tre anni fa ed ancora in vita, comincia a suscitare inquietudine in qualcuno. Inoltre, avviserò mia suocera e mia madre, persone molto anziane, di cancellare dalla loro memoria ciò che è rimasto del Catechismo di san Pio X che mi dicono, per altro, per la sua semplicità, ricordano ancora oggi, ed ha costituito la “struttura concettuale” della loro semplice ma profonda fede.

FONDAMENTALMENTE

Devo confessare che quando l’ho saputo mi è scappato un po’ da ridere. In un articolo su Nuova Europa dedicato ai fondamentalismi cristiani è finito incluso anche il sito di Samizdatonline. Dopo un elenco di persone e siti che conterrebbero pericolosi riferimenti al cardinale Caffarra, monsignor Schneider e Stanisław Grygiel, troviamo scritto questo: