mercoledì 22 dicembre 2021

MONS. SUETTA: “L'EUTANASIA NON È DIRITTO, SEMMAI FALSA COMPASSIONE”

Il vescovo di Ventimiglia, Mons. Suetta, 

sulla proposta di legge del Fine Vita

 

«L’eutanasia non è un diritto, semmai è falsa compassione»: lo afferma a “La Verità” il vescovo di Ventimiglia-San Remo, Monsignor Antonio Suetta, commentando l’evoluzione parlamentare del testo sul Fine Vita.

Dopo averla definita un “pericoloso grimaldello”, il prelato entra nel dettaglio: «Siamo partiti con le Disposizioni anticipate di trattamento, il biotestamento; siamo arrivati al referendum per l’eutanasia, che serve a depenalizzare una parte dell’articolo del codice penale che punisce l’omicidio del con- senziente; lo scopo ultimo, chiaramente, è lo sdoganamento completo dell’eutanasia».

È un tema delicato che richiede una profonda analisi: per Mons. Suetta parlare della “dolce morte” è come porre una «falsa compassione» per coloro che si trovano in quelle drammatiche situazioni. «Io parlerei di una “tentazione” di desiderare la morte, che in fondo è comprensibile, in certe condizioni. Non si deve dimenticare che anche il dolore più resistente e devastante può essere affrontato con adeguata e graduale terapia; soprattutto non dobbiamo trascurare che a questa tentazione è possibile e necessario rispondere con autentica vicinanza umana, psicologica e spirituale», sottolinea il vescovo ligure.

 “L’EUTANASIA NON È UN DIRITTO”

Il problema è che l’eutanasia, per Monsignor Suetta è solo apparentemente una “concessione” di una compassione umanitaria: «quella “tentazione” o quel desiderio, per quanto comprensibili, non necessariamente costituiscono il fondamento di un diritto. Insomma, non sempre il fatto che si desideri una cosa rende buono o doveroso il concederla. Ma mi rendo conto che qui non si tratta solo di dare risposte in termini di precetti». Per il vescovo e sacerdote, la vera risposta più adeguata all’enorme dramma della sofferenza fisica e psichica è la cura, «concetto molto più esteso di quello di terapia».

Per Suetta, «Si cura una persona anche quando la si “accompagna” umanamente lungo il percorso della sua patologia irreversibile. Aggiungo che gli ideologi dell’eutanasia, a mio parere, non sono affatto mossi da un’autentica compassione verso il malato: mi sembrano spinti, piuttosto, da una forma di calcolo economico».

Il problema è che pare in alcuni casi – specie quando si considera la tematica a livello politico – che piuttosto della cura interessi il contenimento della spesa: «non è la salute che fonda la dignità dell’uomo», proclama Mons. Suetta sempre dalle colonne de “La Verità”.

Resta problematico sempre distinguere la scelta di interrompere trattamenti medici inutili e addirittura dolorosi, rispetto al concedere con l’eutanasia la morte al paziente: ebbene, il Vescovo ammette che non esiste un confine “netto”, «Come in tutti i casi in cui l’uomo è chiamato a collegare l’oggettività della norma con la soggettività della situazione, la mediazione deve essere svolta dalla coscienza. Almeno quella del paziente e del medico, che valutano benefici e conseguenze indesiderate della terapia, in termini di sofferenza ed effetti collaterali».

Parola finale sul giudizio di una Chiesa che non sempre a tutti i livelli sembra “attenta” ai temi etici come aborto e eutanasia: per Mons. Suetta, Papa Francesco è sempre molto presente e netto contro l’individualismo e il relativismo in campo etico, eppure quando «parla, con estrema chiarezza, di aborto, eutanasia e altri principi fondamentali della dottrina cattolica, i mezzi di comunicazione si guardano bene dall’evidenziare il messaggio. Al contrario, i media enfatizzano quando dice cose altrettanto giuste, ma più confacenti alla sensibilità del momento».

IL LIMITE DEL DIALOGO

Oggi c’è uno stile di comunicazione che risente del pensiero dominante, il cui dogma è il dialogo” afferma il Vescovo di Ventimiglia. Il dialogo è fatto anche di ascolto, ma oggi sembra che questo sia il momento dominante. Molti nella Chiesa pensano che la tolleranza nel dialogo possa creare apertura e un atteggiamento meno dogmatico sia più efficace e favorente. 

Ma il dialogo non viene prima della missione, la dimensione fondamentale della Chiesa è l’annuncio, ma se non c’è l’annuncio non c’è neanche chi ascolta. Fides ex auditum. Nel Vangelo Cristo non dice andate e dialogate, ma andate e annunciate.

Il tempo che viviamo oggi non può essere quello di un dialogo che rinuncia alla missione. “Il compito dei Pastori, conclude Mons. Suetta, è quello di dire una parola chiara. È necessario affermare il principio, e su questo non c’è da discutere. Dopodichè bisogna aiutare le persone a liberare la loro capacità di apprendimento dai pregiudizi e dai falsi convincimenti che la cultura dominante costantemente instilla.”

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