giovedì 25 giugno 2015

LE PREOCCUPAZIONI DI UN VESCOVO: VEGLIARE, SORVEGLIARE, SVEGLIARE

GRANDE MESSAGGIO DEL VESCOVO DOUGLAS REGATTIERI
ALLA CITTÀ DI CESENA 
NELLA FESTA DI SAN GIOVANNI BATTISTA

24 GIUGNO 2015

FAMIGLIA E' BELLO

Vi confesso, fratelli carissimi, che nel momento in cui mi accingo a scrivere il messaggio per san Giovanni, tradizionalmente rivolto alla Città, sento particolarmente forte la mia responsabilità di vescovo, per il tema che desidero affrontare.
San Giovanni Battista, scultura di Leonardo Lucchi, Cesena

      1. LA PREOCCUPAZIONE DEL VESCOVO

La responsabilità che porto sulle mie spalle è accompagnata da una preoccupazione che è, a sua volta, alimentata da almeno tre fattori:

1. dalle frequenti sollecitazioni di papa Francesco che più volte si è rivolto a noi vescovi invitandoci ad assumere atteggiamenti di prossimità verso la gente. Il papa ci chiede di avere più franchezza e più coraggio. In fondo, ci chiede di essere fedeli alla nostra missione di pastori, vicini alla gente, di pastori vigilanti che sentono, vivono e condividono i problemi della gente;
2. da ciò che sta per accadere nel nostro Paese (in tutto l’Occidente) o capiterà se certe leggi andranno malauguratamente in porto sulla realtà della famiglia;
3. dal tema dell’anno pastorale che stiamo per concludere. Pur volendo dare un taglio ‘laico’ a questo messaggio (come è stato nelle mie intenzioni anche gli anni scorsi) non posso tuttavia dimenticare, come pastore di questa Chiesa, che è dal settembre 2014 che concentriamo con particolare attenzione il nostro impegno su questa tematica. La preoccupazione di portare con consapevolezza la responsabilità pastorale che mi è stata affidata si accresce ancora di più se penso ai disegni di legge che sono in Parlamento e che costituiscono veramente dei progetti di sfaldamento della famiglia naturale.

Mai come in questo momento sento il dovere di vigilare, sorvegliare e svegliare. Uso volutamente questi tre verbi, che in questo momento della vita sociale del nostro paese sento particolarmente urgenti per il mio servizio di vescovo. Mi lascio toccare dalla Parola di Dio, a cui non voglio sfuggire. Mi riferisco a quanto ha vissuto anche san Paolo in un passaggio delicato della sua vita (mi perdoni l’Apostolo di questo ardito confronto!), quando di notte in visione una voce gli ha intimato: «Non aver paura; continua a parlare e non tacere, perché io sono con te» (At 18, 9-10). E ancora, parlando agli anziani di Efeso: «Io so che dopo la mia partenza verranno fra voi lupi rapaci, che non risparmieranno il gregge» (At 20, 29). Credo che queste parole diano la misura del grave pericolo che stiamo vivendo per il bene dei figli, delle famiglie e della società.

2. COME SAN GIOVANNI
Nella festa di san Giovanni, mettendo al centro la figura del Battista, ci sentiamo obbligati salutarmente a riascoltare le sue parole quando sulle rive del fiume dove battezzava, rivolgendosi ai farisei e ai sadducei, si scagliava contro il perbenismo e il formalismo religioso: «Razza di vipere… non crediate di poter dire dentro di voi: “Abbiamo Abramo per padre!”» (Mt 3, 8-9); o quando, smascherando la corruzione dei pubblicani e dei soldati, non aveva paura di dire: «Non esigete nulla di più di quanto vi è stato fissato… Non maltrattate e non estorcete niente a nessuno; accontentatevi delle vostre paghe» (Lc 3, 13-14); ma soprattutto quando dal buio del carcere, dove Erode lo aveva cacciato, gridava: «Non ti è lecito tenere con te la moglie di tuo fratello» (Mc 6, 18). Come lui ha vegliato, sorvegliato e svegliato il popolo che attendeva il Messia, così anche noi ripetiamo: non è lecito a nessuno disgregare una istituzione naturale che è alla base della società. 

È la ragione, prima ancora della fede, a darci le coordinate di un sentire condiviso e di un’azione comune su questo punto. È la Costituzione italiana prima ancora della Bibbia (che pur la precede di millenni) a mettere al centro della vita sociale quello che essa chiama «società naturale fondata sul matrimonio» (art. 29).  

3«LA FAMIGLIA È SOTTO ATTACCO»

Il discorso sulla famiglia riguarda tutti. La famiglia viene prima della rivelazione di Cristo. Ci appartiene perché appartiene all’umanità; è un disegno iscritto nel cuore dell’uomo, in quel progetto originario di cui ci parla il racconto della creazione. Per sostenerla e difenderla non invoco le motivazioni di fede derivanti dalla rivelazione di Dio, ma quelle della ragione. È indubbio che stiamo assistendo a un vero e proprio attacco alla famiglia. L’espressione è di papa Francesco, pronunciata davanti ai giovani di Napoli (21 marzo 2015). Lo conferma ancora una volta la recente approvazione del cosiddetto ‘divorzio breve’ da parte del Parlamento italiano. Una pagina oscura della nostra storia parlamentare. Commentava, a questo proposito, Domenico Delle Foglie dalle pagine del SIR, l’Agenzia di informazione religiosa dei vescovi italiani: «È la vittoria di Zygmunt Bauman, il sociologo polacco di origini ebraiche, padre della ‘modernità liquida’».

Con la teoria del gender.
Questa teoria afferma la separazione del sesso biologico dal genere sessuale. Il genere non avrebbe più una base biologica, ma sarebbe pura costruzione storico-culturale. Con la devastante conseguenza che non si nasce maschi o femmine, ma lo si diventa! Per spiegare, in sintesi, il significato del termine, mi basta riportare il pensiero di due papi, il cui ragionamento si mantiene sul livello puramente umano:

” Il sesso secondo tale filosofia [quella del gender; ndr] non è più un dato originario della natura che l’uomo deve accettare e riempire personalmente di senso, bensì un ruolo sociale del quale si decide autonomamente, mentre finora era la società a decidere. La profonda erroneità di questa teoria e della rivoluzione antropologica in essa soggiacente, è evidente (BENEDETTO XVI, Discorso alla Curia romana per gli auguri natalizi, 21 dicembre 2012).

Con altre parole papa Francesco ha definito il gender una «colonizzazione ideologica» (19 gennaio 2015) e «uno sbaglio della mente umana» (23 marzo 2015). E più recentemente: Io mi domando se la cosiddetta teoria del gender non sia anche un’espressione di una frustrazione e di una rassegnazione, che mira a cancellare la differenza sessuale perché non sa più confrontarsi con essa. Sì, rischiamo di fare un passo indietro. La rimozione della differenza, infatti, è il problema, non la soluzione (15 aprile 2015).
Come non essere preoccupati se queste teorie si insinuano nella mente e nel cuore dei ragazzi e dei giovani? Se l’essere maschio o femmina è affidato alla cultura e alla scelta personale, viene così annullata la dimensione della diversità e della relazionalità, tanto fondamentali nel concetto di persona.

Coi matrimoni e la registrazione delle unioni civili di persone dello stesso sesso
Diversi Comuni hanno adottato la decisione di registrare civilmente le unioni di persone dello stesso sesso: «Un passo di civiltà per oltre duemila coppie di fatto nel solo comune di Rimini». Così scriveva il giornalista sulle pagine de «il Resto del Carlino» giovedì 2 aprile 2015. “Un passo di civiltà”! Ritengo invece che questi ‘registri’ siano un passo all’indietro, dannosi dal punto di vista morale ed educativo, perché delegittimano l’istituto matrimoniale su cui si regge la società; e perché la famiglia naturale viene equiparata a forme di unione e di convivenza che sviliscono il suo significato originario. Inoltre, per garantire i diritti di queste persone tali registri civili sono inutili, perché la nostra legislazione ha già legiferato su tutte le materie. 

 Anche per queste persone, infatti, c’è un regolamento anagrafico (30 maggio 1989) che prevede schede di persone individuali, di famiglia e di convivenza; sono garantiti i diritti all’assistenza sanitaria (Legge 91 del 1º aprile 1999), ai permessi retribuiti (Legge 8 del 2000), all’assistenza psicologica e sociale (Legge 405 del 1975), all’assistenza ai detenuti (Legge 354 del 1975), al diritto di succedere nel contratto di locazione in caso di morte del partner (Sentenza della Consulta 404 del 1988), all’assegnazione di alloggi popolari e così via. 

La preoccupazione aumenta ancora di più quando si potrebbe assistere alla eventuale decisione statale (già registrata purtroppo in Irlanda) di matrimoni di persone omosessuali: una vera e propria “sconfitta dell’umanità” (card. Pietro Parolin).
Anche perché una tale dissennata scelta porterebbe con sé inevitabilmente l’approvazione della fecondazione eterologa e la decisione di permettere a queste persone l’adozione di figli (la cosiddetta stepchild adotion): un ulteriore obbrobrio educativo! La recente risoluzione europea (9 giugno 2015), approvata dal Parlamento di Strasburgo con il solo valore di suggerimento e non di vincolo giuridico per gli Stati membri, chiede che siano riconosciute forme nuove di famiglia, cancellando in questo modo la doppia figura genitoriale esistente in natura e tutelando la omogenitorialità. Recita la raccomandazione: «Visto che la composizione e la definizione delle famiglie cambiano nel tempo, la legislazione familiare e del lavoro sia resa più comprensiva per quanto riguarda i genitori single e quelli Lbgt» (per chiarire: Lbgt sono le persone lesbiche, bisessuali, gay e transex). In questo modo si impedisce – a nostro avviso – ai bambini di crescere in modo naturale. Tra l’altro si viola un loro elementare diritto: «essere sotto le cure e le responsabilità dei genitori» (Dichiarazione internazionale dei diritti del fanciullo, 1959).
Infine, un’incongruenza grave, che penalizza ancora una volta la famiglia, è il trattamento agevolato, dal punto di vista economico, riservato dalla nostra legislazione alle persone conviventi (sia dello stesso sesso che non). Frequentando gli incontri per i fidanzati che si preparano al matrimonio religioso, constato con amarezza e con disappunto che la scelta della convivenza, ormai largamente maggioritaria, è principalmente dettata da motivazioni economiche. Un ulteriore e stridente schiaffo alla famiglia: convivere è meglio che sposarsi! Siamo e dobbiamo essere contrari perciò a ogni tentativo di introdurre nel nostro ordinamento forme false di matrimonio e di famiglia diverse da quella prevista dalla nostra Costituzione.

Col disegno di legge antiomofobia
Il disegno di legge cosiddetto antiomofobia ha lo scopo, alla fine, di diffondere e imporre l’ideologia del gender. Siamo i primi ad affermare che non bisogna cedere ad atteggiamenti discriminatori verso queste persone e a superare ogni forma di bullismo e di omofobia; ma convinciamoci che la parità del genere intende «introdurre nelle scuole quella teoria in base alla quale la femminilità e la mascolinità non sarebbero determinate fondamentalmente dal sesso, ma dalla cultura» (card. Angelo Bagnasco).
Mi piace, perciò, richiamare un testo magisteriale che vale certo per i credenti, ma può essere di monito anche per chi non si riconosce nella fede cristiana:

“Ora, per ciò che riguarda i soggetti di questa seconda categoria [le persone con tendenze omosessuali; ndr], alcuni concludono che la loro tendenza è a tal punto naturale da dover ritenere che essa giustifichi, in loro, relazioni omosessuali in una sincera comunione di vita e di amore, analoga al matrimonio, in quanto essi si sentono incapaci di sopportare una vita solitaria. Certo, nell’azione pastorale, questi omosessuali devono essere accolti con comprensione e sostenuti nella speranza di superare le loro difficoltà personali e il loro disadattamento sociale. La loro colpevolezza sarà giudicata con prudenza; ma non può essere usato nessun metodo pastorale che, ritenendo questi atti conformi alla condizione di quelle persone, accordi loro una giustificazione morale. Secondo l’ordine morale oggettivo, le relazioni omosessuali sono atti privi della loro regola essenziale e indispensabile (Persona humana, 8).

4.VEGLIARE, SORVEGLIARE E SVEGLIARE

La scuola è sicuramente un ambito molto delicato nel quale queste idee possono diffondersi e radicarsi nelle giovani menti degli alunni. Perciò è necessario che i genitori e gli educatori stiano ben attenti a proposte che si presentano come paladine di una corretta informazione. Per questa urgente e attenta vigilanza, indico ai genitori tre passaggi:

anzitutto, superare l’indifferenza ed esprimere il proprio pensiero nei luoghi e negli organismi in cui è richiesta la partecipazione dei genitori alla vita della scuola;
secondo: informarsi con più precisione di eventuali progetti che dietro a titoli condivisibili (per es.: lotta al bullismo, alla discriminazione, ecc.) possono nascondere la evidente volontà di diffondere queste concezioni che, in realtà, fanno scendere «la scure alla radice stessa dell’umano per edificare un ‘transumano’ in cui l’uomo appare come un nomade privo di meta e a corto di identità» (card. Angelo Bagnasco, 24 marzo 2015).
Infine, mi sembra importante, su questi temi fare rete, cercando collaborazioni tra le associazioni dei genitori e con tutti quegli organismi ecclesiali e civili che sono investiti di responsabilità educative verso i ragazzi.

Un altro ambito in cui esercitare attenta vigilanza è quello dei mass-media: stampa, televisione, internet e social-network. Cosa leggono e cosa guardano i nostri ragazzi? D’altro canto è indispensabile che i giornalisti e gli operatori della comunicazione sociale siano corretti e prudenti nel trasmettere notizie e dare informazioni giuste su questi temi così delicati.
Devo pubblicamente dare atto al quotidiano di ispirazione cattolica, «Avvenire», e al nostro settimanale diocesano, «Corriere Cesenate», per la profonda e costante azione educativa che stanno offrendo su questi temi. È indubbio che le sedi della politica italiana a tutti i livelli – nazionale, regionale e locale – sono luoghi particolarmente importanti per il futuro della famiglia, per il bene dei figli, per il vero progresso della nostra società. Faccio mio, perciò, il recente appello ai politici che il card. Bagnasco ha lanciato durante un convegno organizzato da Scienza & vita: "

La politica deve porre la famiglia al centro delle iniziative. Se abbandonata a se stessa, la famiglia più facilmente si disgrega, se sostenuta tutela la vita e le persone contribuendo alla crescita dell’economia" (card. Angelo Bagnasco, 30 maggio 2015). 

Osservo con soddisfazione che il Consiglio comunale di Cesena ha approvato qualche giorno fa, a larga maggioranza, «il quoziente Cesena con fattore famiglia»: una delibera che è certamente a favore della famiglia e che attua l’articolo 31 della nostra Costituzione. Domenica scorsa abbiamo vissuto un momento bellissimo in Cattedrale: un momento di comunione, di amicizia e di fraternità tra diverse coppie di sposi che hanno celebrato gli anniversari del loro matrimonio (chi 25, chi 50, chi 60 e chi 70 anni; c’era anche una coppia che ha festeggiato i 75 anni di matrimonio).

La loro presenza ha lanciato alla Città e alla Diocesi il messaggio che Famiglia: è bello! Vorrei dirlo anch’io, specialmente ai giovani: non abbiate paura di intraprendere la via del matrimonio. Seguendo un testo del Magistero cattolico vorrei a tutti indistintamente, cattolici e non, dire:
“La famiglia costituisce il luogo nativo e lo strumento più efficace di umanizzazione e di personalizzazione della società: essa collabora in un modo originale e profondo alla costruzione del mondo, rendendo possibile una vita propriamente umana, in particolare custodendo e trasmettendo le virtù e i “valori” (Familiaris consortio, 43).

Concludo augurando a tutte le famiglie un futuro felice e sereno con le parole del Concilio Vaticano II:
“Il bene della persona e della società umana e cristiana è strettamente connesso con una felice situazione della comunità coniugale e familiare” (Gaudium et spes, 47).

Cesena, 24 giugno 2015,  Solennità della nascita di san Giovanni Battista.

Douglas Regattieri VESCOVO DI CESENA-SARSINA

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