LEONARDO LUGARESI
Va bene, alla fine Charlie Gard lo hanno
soppresso – nel suo «best interest», naturalmente – come volevano fin
dall'inizio, avendo impedito al suo babbo e alla sua mamma di fare tutto quello
che potevano (e che non era irragionevole) per cercare una sia pur
improbabilissima cura.
Ma le cose non sono andate come volevano
loro. Doveva essere una procedura amministrativa asettica e scontata, in cui
semplicemente “seguire i protocolli” (ah, i protocolli! ... Lari e Penati
della nostra vera religione, che proteggono la tranquillità del burocrate, e
l'ignavia di ciascuno di noi). Una faccenda da nulla, anzi un non-evento,
una cosa che è come se non fosse mai successa (se non perché serve a fare da
precedente la prossima volta). Un po' di carte, un po' di firme ... sopprimere
un esserino così non dev'essere difficile; certo il dolore dei genitori, si
capisce ... ma “abbiamo un ottimo servizio di sostegno psicologico per questo”
(magari c'è anche questo nei protocolli) ...

È stato un movimento di persone comuni,
di piccole persone che hanno trascinato, ma solo in seconda battuta, vescovi e
politici, papi e presidenti. Questi dissidenti non hanno restituito ai genitori
di Charlie il diritto di prendersi cura del figlio in tutti i modi
ragionevolmente possibili, non hanno liberato Charlie dal sequestro di persona
di cui era vittima, non hanno impedito che gli venisse tolta l'aria, però hanno
fatto in modo che tutto questo non avvenisse nel silenzio. Non è poco.
Se tanti oggi stanno male (speriamo
anzitutto il giudice Francis) è merito di questo movimento della coscienza.
Finché c'è krisis c'è speranza.
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