sabato 6 ottobre 2018

EUROPA: NON C’E’ SOLO LO SPREAD


Oggi a Roma,  viene presentato in Italia il “MANIFESTO PER L’EUROPA” un anno dopo la prima presentazione a Parigi
Quadriga sulla porta di Brandeburgo (Berlino)

«A Europe we can believe it»: si intitola così il manifesto-dichiarazione sull’Europa da riscoprire e rinnovare, firmato da un gruppo di intellettuali che alle soglie della crisi profonda in cui versa il nostro Continente ancora credono in una possibilità concreta di “nuovo inizio”. L’inglese Roger Scruton, il polacco ed ex responsabile culturale di Solidarnosc Ryszard Legutko, il francese Remi Brague, il tedesco Robert Spaemann e tanti altri ancora (spicca la mancanza di un italiano nel gruppo, ndr): si potrebbero chiamare i “nuovi” conservatori contro l’Europa dei progressisti che ha definitivamente fallito, ma sono ovviamente molto di più e offrono molti spunti interessanti per provare ad entrare per una volta nelle viscere della crisi e non limitarsi a dire, “siamo in crisi, ma con l’unione si andrà più lontano”.
DAL ’68 AL POPULISMO
Un’Europa senza anima e un’Europa da comprendere prima di poterla riformare: il manifesto scritto dai “nuovi” conservatori esprime tutta la critica per le debolezze insite in anni e anni di storia europea, e individua nel 1968 un anno decisivo per le sorti dell’Europa ancora contemporanea.
«Nel ’68 abbiamo assistito all’invasione dei barbari nelle università diventate agenzie con lo scopo di cambiare il mondo. Prof e studenti diventati attivisti politici per proclamare che è politicamente ammissibile solo ciò che serve la causa del progresso», denuncia il polacco ex responsabile culturale del sindacato cattolico. Il risultato di questo fattore decisivo del ’68, scritto all’interno del Manifesto, ha portato il moderno europeo ad essere de-culturato e sempre più indottrinato, l’esatto contrario della liberazione culturale e sociale.
«Il politically correct può esistere solo nelle società che subiscono un processo di de-culturazione». Si sono confuse le “libertà” umane e il risultato è stato che «la libertà di indulgere verso qualunque brama, di appagare qualsiasi appetito, compreso ogni tipo di esperimento sessuale, ogni droga, di sfidare ogni convenzione o autorità che viene contestata e messa a tacere. Questo è successo», replica Scruton.
Conservatori che diventano populisti? L’accostamento viene “allontanato” dagli intellettuali, che però riconoscono un fondamentale distinguo: «non so cosa significhi nel merito, so che viene usato contro ogni persona, ogni movimento e ogni idea che si discosta dal mainstream politico. Accadeva la stessa cosa durante il comunismo, quando quelli che avevano una diversa opinione erano accusati di revisionismo e denigrati senza possibilità di esporre le proprie ragioni».
L’UNITÀ DELLA FEDE CRISTIANA
Ma dunque cosa potrebbe “curare” questa anima europea in profonda crisi? Secondo gli intellettuali intervistati, e come si vede scritto nel lungo manifesto da poco pubblicato, va di nuovo immaginata un’Europa con Stati Nazionali uniti in una Europa Cosmopolita tenuta insieme dalla fede cristiana e dalle tradizione di lealtà civica. È una speranza, quella espressa da Scruton, con un’analisi molto lucida: «magari fosse subito possibile, ma la fede cristiana si sta indebolendo e non viene riconosciuta in nessuno dei pronunciamenti ufficiali della classe dirigente europea. La visione del mondo dell’UE resta secolare e nega ogni dimensione di tipo spirituale».
Come scrivono tutti gli intellettuali in un passaggio della Dichiarazione d’Europa, «L’Europa vera è stata segnata dal cristianesimo. L’impero spirituale universale della Chiesa ha portato l’unità culturale all’Europa, ma lo ha fatto senza un impero politico. Questo ha permesso che entro una cultura europea condivisa fiorissero lealtà civiche particolari. L’autonomia di ciò che chiamiamo società civile è dunque diventata una peculiarità della vita europea. Non è un caso che il declino della fede cristiana in Europa sia stato accompagnato da sforzi sempre maggiori per raggiugerne l’unità politica: ovvero l’impero monetario e regolatorio, ammantato dai sentimenti di universalismo pseudoreligioso, che l’Unione europea sta costruendo».
Un progetto culturale che fa fede ad una esperienza bimillenaria sociale, politica e soprattuto religiosa: «Solo riscoprendo la vera Europa sarà possibile sconfiggere un materialismo privo di obiettivi e incapace di motivare gli uomini e le donne a generare figli e a formare famiglie», spiega ancora il Manifesto “contro le superstizioni del progresso”.Indicano la crisi demografica come una fonte di destabilizzazione interna alla Ue: “Una società che non accoglie i figli non ha futuro”. Denunciano (molti di loro sono cattolici) la “finta cristianità dei diritti umani universali”, assieme alla “crociata utopico pseudo-religiosa per un mondo senza confini”. E ricordano ai governanti che “la dignità di ogni individuo, indipendentemente dal sesso o dalla razza deriva dalle nostre radici cristiane” e che è necessario trarre “ispirazione dalla tradizione classica, la letteratura dell’antica Grecia e di Roma”. Puntano il dito contro un “edonismo libertino che porta alla noia e a un profondo senso di inutilità”, così che “invece della libertà siamo condannati alla vuota conformità della cultura guidata dai media”.

La generazione del Sessantotto ha distrutto ma non ha costruito”. Si parla anche di islam: “Riecheggiando ironicamente l’antica idea imperialista, le classi dirigenti dell’Europa ritengono che i musulmani diventeranno necessariamente come noi. Il multiculturalismo ufficiale è stato dispiegato come uno strumento terapeutico per la gestione delle tensioni culturali temporanee”. Ma “i discorsi sulla diversità, l’inclusione e il multiculturalismo sono vuoti”. Tutti i firmatari vengono da prestigiose università e spiegano che queste “una volta cercavano di trasmettere ad ogni nuova generazione la saggezza delle epoche passate, mentre oggi sono agenti della distruzione culturale”.
  
È il grande valore di questo manifesto, indicare nel fronte interno culturale quello più esposto dell’Europa, la sua “tirannia morbida” esercitata dagli “stregoni del progresso inevitabile”.
Ecco il testo completo




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