«Spesso il pensare si riduce a inventare ragioni per dubitare dell’evidente». (Gomez Davila)
Ma perché gli
intellettuali progressisti sono diventati i cantori delle serrate a tutti i
costi?
Scriveva lunedì 10 Carlo Verdelli sulla prima pagina del Corriere della Sera che l’insistenza sulle riaperture è “di destra”, mentre la richiesta di rispetto delle regole è “di sinistra”. L’editorialista ne è un po’ stupito perché – dice – dovrebbe essere il contrario: sinistra uguale libertà, destra uguale rispetto e regole. E invece:
«Sintetizzando brutalmente, la sinistra nasce per contrastare l’ordine costituito e le regole che lo governano, la destra per conservare il primo e le seconde. Durante la pandemia, il campo si è invertito, con la destra a premere per affrancare i popoli (in Italia e dovunque) dal giogo delle regole e delle restrizioni della libertà, compresa quella di infettare il prossimo, e la sinistra a resistere contro l’insofferenza crescente nel nome della prudenza civile».La
citazione sopra riportata, con l’inciso sull’«infettare il prossimo», svela il
retropensiero di Verdelli. E cioè che è colpa della propaganda aperturista di
destra se ci sarà un innalzamento dei contagi, se moriranno altri anziani, se
tutto andrà a rotoli.
Prove a
sostegno
Balzàno
modo di ragionare quello di Verdelli che, per avvalorare la sua ipotesi,
portava come “prove” di queste sue affermazioni la lunare dichiarazione di una
ragazza alla trasmissione Dritto e Rovescio su Rete4:
«Comunque i giovani della mia età non muoiono di Covid. Neanche mio padre
che ha 50 anni muore di Covid. No, dai, muoiono solo le persone anziane. Quello
che penso io, arrivati a questo punto… Anche i miei nonni: tengo molto ai miei
nonni, ma se devono morire, morissero».
e quella di
una collega del Corriere:
«L’altra sera, con la misura del blocco alle 22 ancora vigente, una cronista di questo giornale, Paola Caruso, fotografava la situazione a Milano con questo tweet: “Esco dalla redazione a mezzanotte e mi aspetto di non vedere nessuno in giro. Sbagliato: capannelli di ragazzi in Brera e a Porta Venezia davanti ai locali chiusi, uno sopra l’altro, senza mascherina”».
Destra e
sinistra
Perché la
sinistra si è infilata in questo tunnel
mentale per cui vuole colpevolizzare a tutti i costi chi desidera tornare a
vivere e lavorare, identificando come untori gli altri, i giovani, quelli di
destra? Forse c’è qualcosa di più e riguarda il fatto che, aldilà della
grossolana e bislacca spartizione degli italiani nelle due categorie, c’è un diverso modo di rapportarsi con i
dati di realtà che, soprattutto nel caso dell’intellighenzia di sinistra, sono
validi solo quando confermano i propri schemi.
I numeri
del Covid
«Spesso il pensare si riduce a inventare
ragioni per dubitare dell’evidente» scriveva Nicolás Gómez Dávila (In
margine a un testo implicito) ed è quello che pare fare Verdelli per il
quale la necessità di mantenere un regime di chiusure è un dogma a prescindere
dai dati. Quelli dell’altro giorno, ad esempio, ci dicono che nelle ultime 24
ore i decessi causa Covid sono stati 139. Si tratta del numero più basso dallo scorso
25 ottobre, quando se ne registrarono 128. Quindi la domanda è: perché in base
ai numeri accettiamo una limitazione della nostra libertà, mentre sempre in
base ai numeri non possiamo allentare i divieti?
Il
coprifuoco alle 22
Altro esempio, ormai diventato quasi un luogo comune in questi tempi di pandemia: perché il coprifuoco alle 22 è di sinistra e quello alle 23 è di destra? Sull’argomento il Giornale ha intervistato Massimo Clementi, prorettore alla Didattica e professore all’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, direttore del Laboratorio di Microbiologia e Virologia. A proposito del coprifuoco, Clementi diceva al Giornale:
«Una regola presa senza la minima base scientifica
e per certi aspetti dannosa: senza coprifuoco, ad esempio, i ristoranti
potrebbero fare più turni e diminuire la concentrazione di persone».
Il libro di Speranza
Quindi,
cosa c’entrano la destra e la sinistra? Qui l’unica cosa che c’entra è il buon
senso. Che è quello che manca in molti commenti che appaiono sui media
dell’area progressista che si sono ormai incaponiti sulla linea della chiusura
a oltranza. Linea sostenuta ad esempio dal ministro Roberto Speranza che nel
suo libro Perché guariremo (mai editato in Italia, noi abbiamo
dovuto farcelo mandare dalla Francia) scrive che la pandemia è l’ultima
occasione per la sinistra di mostrare la bontà delle proprie ricette politiche.
Scrive proprio così Speranza nel suo libro:
«Sono convinto che abbiamo un’opportunità unica
per radicare una nuova idea della sinistra».
Più
chiusure, più sinistra?
Per il
ministro della Salute l’arrivo della pandemia ha mostrato a tutti la necessità
di una «tutela sovraordinata dei diritti fondamentali che solo le istituzioni
pubbliche possono garantire». Quindi, più durano le restrizioni, più la
sinistra potrà capitalizzare il suo consenso tra la gente. Più chiusure uguale
più Stato, più Stato uguale più sinistra. Dite voi se questo è un ministro e
una classe intellettuale su cui si può fare affidamento.
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