venerdì 14 aprile 2023

NORDIO: «ROSARIO LIVATINO CI HA INSEGNATO COS’È LA CARITÀ»

Il ministro della Giustizia è intervenuto a Padova ad un convegno di presentazione della mostra dedicata al magistrato ucciso dalla mafia.

Siamo nel Palazzo di Giustizia di Padova, dove, su iniziativa del Centro culturale Antonio Rosmini, è stata allestita la mostra “Sub Tutela Dei”, dedicata al primo magistrato proclamato beato, Rosario Livatino.

Davanti a una nutrita platea, presente il magistrato Domenico Airoma (coautore assieme ad Alfredo Mantovano di Un giudice come Dio comanda, volume dedicato alla figura del giudice ucciso dalla mafia), Nordio ha celebrato la figura del «collega Livatino».

Dov’è la giustizia divina?

E lo ha fatto in modo inusuale, colto e profondo, ricordando che Livatino è un «martire religioso» perché «noi non ci troviamo di fronte a un magistrato caduto nell’adempimento del dovere, ma davanti a qualcuno che ha fatto qualcosa di più: ha perdonato i suoi assassini. Una scelta che solo alcuni sanno fare». È su questo aspetto, il perdono, che Nordio ha incentrato il suo intervento. «Livatino era una persona integerrima che è stato ucciso dai mafiosi e noi ci chiediamo: perché? Dov’è la giustizia divina? Dov’era la giustizia divina mentre veniva ucciso dai briganti? È la domanda che si fa il laico, ma anche l’uomo religioso».

La virtù più importante

Nordio ha dunque ricordato come la nostra cultura, impregnata dal pensiero veterotestamentario, sia da sempre tesa a rispondere a questa domanda. L’ingiustizia del giusto che viene assassinato allora “trova una composizione solo nelle parole di questo martire che perdona quelli che lo stanno assassinando. Le ultime sue parole sono state di perdono. E dunque la lezione che dobbiamo trarne, più che una lezione giuridica o una lezione professionale, una lezione di toga, è ovviamente una lezione etica. La risposta, ha detto Nordio, «si trova solo nel Nuovo Testamento perché il Creatore si è immolato sulla Terra per redimere i peccati altrui. Si è messo alla pari del reo che viene punito. L’ingiustizia è stata riparata dal Creatore del mondo. È questa la visione di Livatino. Ed è questa la differenza tra il servitore dello Stato e il santo». La giustizia umana non può tutto, ha detto Nordio. «Essa interviene solo dopo l’ingiustizia. Se viene a mancare la fede nelle istituzioni umane e la speranza in Dio, resta la terza virtù che san Paolo dice essere la più importante: la carità. È questo ciò che ha fatto Livatino perdonando i suoi assassini, ed è questa la lezione che ci lascia»

Giustizia significa riconoscere a ciascuno il suo.

Al meritevole un premio, al colpevole una condanna. Le infinite ingiustizie di questo mondo, tra cui la morte di Livatino, come potranno trovare soddisfazione? Come potranno essere punite? Questa è la domanda che Nordio pone alla coscienza di noi tutti. Potrà riuscire la giustizia umana, quella laica per intenderci, a compensare tutto questo oceano di iniquità? No. Potrà la fede e la speranza in Dio? Sì, ma solo se saranno fondate – e lo sono – nella carità che sgorga dal sacrificio di Cristo che ha pagato, lui innocente, il debito per tutti, che ha voluto risarcire ogni più piccolo danno provocato da ogni nostro peccato. A noi tocca meritarci i meriti di Cristo.

Ecco che il beato Livatino diventa in questo alter Christus perché condanna i suoi carnefici con il suo perdono, perché li punisce con la carità che tutto copre. Dunque non può esistere vera giustizia umana senza riconoscere che questa sgorga dal costato aperto di Cristo.

 

 

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