giovedì 29 novembre 2012

UNA POLITICA NUOVA?


Perché Renzi è il liquidatore di Berlusconi e Bersani
di Mario Sechi tratto da “iltempo”
Quando Silvio Berlusconi dice che il Pd con Matteo Renzi può diventare «un partito socialdemocratico» non è lontano dalla realtà ma, come spesso gli capita, non la racconta tutta perché il sindaco di Firenze è l’avversario che non vorrebbe mai avere davanti. Renzi ha qualità che annullano le possibilità di Silvio di scendere in campo e di Bersani di governare a lungo. Vediamole.
1. Renzi è giovane. Nessun nonno, per quanto Cavaliere, vince la sfida con il nipote, in questo l’anagrafe è un dato micidiale perché si sposa con parole (e immagini) come energia, vitalità, novità, freschezza, contemporaneità, avvenire. Matteo è una storia che comincia, gli altri sono i titoli di coda di un film già visto;
2. Renzi è oggi e domani. E questo rievoca l’eterna disputa tra «gli antichi e i moderni», tra il passato e il futuro, tra quello che c’è oggi e ci sarà domani e quello che c’è stato e non ci sarà più. Nessuno affida il suo destino sospirando «ai bei tempi andati». La politica in questo è inesorabile: non si fa con il passato;
3. Renzi è un rottamatore. La sua opera è quella di un picconatore della nomenklatura postcomunista. Viene dalla cultura cattolica, non è mai stato un compagno ma al limite un «televisionaro» e dunque a suo agio nel linguaggio contemporaneo fatto di pixel e non di testo, di immagine e non di pagine, di scompaginato visionario e non impaginato preordinato;
4. Renzi è un leader nascente. Esattamente il contrario di un leader calante (scegliete voi quale), e dunque ha il virus contagioso dell’entusiasmo, la costruzione al posto della distruzione, la narrazione e non la pedante elencazione, la fantasia al posto della ragioneria, l’estro senza il maldestro;
5. Renzi è il destro a sinistra.Milita in un partito da pubblicità progresso ma non ha nessuno dei tic, dei vezzi e degli schiamazzi del progressismo rococò. Non adora il totem della Cgil, la dice giusta sul lavoro, ha una famiglia che mostra in pubblico ma senza esibizione, fa l’americano ma ci crede solo un po’, è più Pieraccioni che Obama, è calcetto e non baseball.

Per queste semplici ragioni Berlusconi non può fare il tifo per Renzi. È il tasto «reset» del computer. Cancella tutto. E tutti. Con lui si rischia di entrare nel Ventunesimo Secolo. E per questo gli elettori del Pdl lo voterebbero. Renzi è l’Altro. Tutto questo, ovviamente, non basta a fare di lui un leader, l’uomo e lo statista devono farsi (e anche un po’ disfarsi), ma certamente Renzi è quello che né Berlusconi né Bersani possono più essere perché sono un altro mondo che già non c’è più. Destino di un Renzi: il Cavaliere lo elogia per esorcizzarlo, il segretario lo imbriglia per fermarlo, il centrodestra lo desidera senza averlo. Per ora.

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