venerdì 18 marzo 2016

NON IN NOME DELL'AMORE, PER FAVORE

Quando sento un capo politico che dice, dopo aver portato a casa un risultato politico, che "ha vinto l'amore" ( Renzi lo ha detto copiando Obama - suvvia un po' di originalità- a proposito della abborracciata legge sulle "unioni civili") mi preoccupo.

Mi preoccuperei ovviamente anche se lo si dicesse a seguito di un risultato contrario, cioè se lo dicesse che so Alfano nel caso avesse prevalso in parlamento la sua posizione.


Non voglio un parlamento o un politico che legiferi in nome dell'amore o che cerchi di far credere che lo faccia per quello. Non voglio uno Stato che si immischi nell'amore. Si occupi di contratti, di leggi, di salvaguardare diritti, ma lasci stare l'amore. È  un bruttissimo segno quando un politico vuole giustificare la sua politica in nome dell'amore. Sta barando. Sta occultando qualcosa. Somiglia terribilmente a quelli che giustificavano le loro scelte ( sappiamo quali) in nome della purezza o della umanità.

 No, abbiamo il coraggio di dire in nome di che cosa veramente fanno alcune leggi o non ne fanno altre. In nome dell'amore si regalano fiori, si danno baci, si inumidisce la fronte di un malato, si aspetta per ore o per anni qualcuno. Le leggi si fanno - a volte sbagliando, a volte no- in nome di certi diritti che si considerano prevalenti su altri, in nome di convenienze politiche, in nome di benessere economico etc.

Siamo in un'epoca in cui la retorica politica deve cambiare il nome alle cose per coprire i suoi veri interessi.
Chiamano "maternità surrogata" quel che è un orrendo commercio del corpo femminile.
Chiamano "terroristi" i combattenti di uno stato nuovo che ha l'appoggio aperto di ottanta stati e quello occulto di molti altri.
Hanno chiamato integrazione quel che era la condiscendenza a un fenomeno migratorio (voluto) senza regole e che ora sta esplodendo causando infinite sofferenze.
Chiamano identità europea una cosa che non c'è e di cui eliminano ogni giorno simboli e radici. E sono solo alcuni esempi evidenti.
Domina questa retorica. Che odora di falso, di banale, di pericolo. Solo i babbei se ne contentano. Gli altri, quelli che sono attaccati al senso delle parole perché sono attaccati alla realtà, fanno bene ad allarmarsi.

Davide Rondoni
Da clandestinoZOOM

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