sabato 10 ottobre 2020

PERCHÉ TRUMP NON È UN AUTOCRATE

 

Eva Perón, Ceausescu, ovviamente Mussolini... Quando Donald Trump si è affacciato al balcone della Casa Bianca, subito dopo essere risultato positivo al virus, ha evocato questi paragoni. Ma anche se «il balcone è l’habitat naturale dei demagoghi», non c'era certo bisogno di quel gesto perché il presidente americano evocasse questo tipo di paragoni: sono quattro anni, ormai, che ci si chiede se «il leader del mondo libero» abbia le stimmate del dittatore. E forse, a meno di un mese dal giudizio universale su di lui, è il momento di chiederselo seriamente.




Donald Trump è un potenziale autocrate?

Bene, in una valanga di «sì» - la stampa mondiale non gli è amica, con ottime ragioni - spicca il ragionamento pacato e circostanziato di Janan Ganesh, che sul FT - giornale anch'esso per nulla simpatetico con il presidente – (riportato dal Punto del Corriere della Sera) smonta pezzo per pezzo la tesi catastrofista che vuole l'America alle prese con un pericolo mortale.

1) "Il populismo di Trump tende a essere più libertario che repressivo". Il rifiuto ostentato della mascherina è certamente irresponsabile, ma esprime un «attaccamento incurante alla libertà personale». Un despota convenzionale, spiega Ganesh, avrebbe usato la pandemia per rafforzare i propri poteri, mentre Trump l'ha usata per ribadire la sua opposizione a uno Stato pervasivo. Tutta la sua polemica anti-Biden è fondata su antistatalismo e antidirigismo.

2) "Il suo anti-paternalismo precede la pandemia". Qui Ganesh intende per paternalismo il tipico atteggiamento dei dittatori che si pongono verso la nazione come capifamiglia autoritari ma amorevoli (il loro successo negli anni '20 e '30, secondo lo psicanalista Luigi Zoja, fu dovuto anche all'assenza di milioni di padri veri, sterminati nella Prima guerra mondiale). Trump è così poco interventista che in quattro anni ha fatto approvare essenzialmente due leggi, quella sul muro anti migranti e il taglio delle tasse ai ricchi. La legge cui tiene di più, l'abolizione dell'Obamacare, non l'ha ancora ottenuta e, per quanto disgustosa, non è autoritaria. E la sua voglia di sostenere l'economia con uno stimolo potente è solo «leggermente più generosa» rispetto alla media dei repubblicani (che invece sono sempre molto rigorosi quando lo stimolo lo vuole dare un presidente democratico).

3) "Altro che presa eccessiva: Trump praticamente non fa nulla". Non fa nulla di ciò che farebbe un tiranno normale «con le stelline sulle spalle», crearsi cioè il suo deep State di apparati fedelissimi: lui preferisce litigare con i militari e i servizi.

Insomma, secondo Ganesh siamo ancora troppo condizionati dalle nozioni del secolo scorso, per cui se un leader cerca accordi con colleghi stranieri autocrati ci sembra che pratichi l'appeasement, e se si rivela uno sciovinista ci sembra per forza autoritario. Invece non c'è nulla di più lontano di Trump dallo slogan mussoliniano «tutto nello Stato, niente al di fuori dello Stato, nulla contro lo Stato». Semmai quel tipo di affinità la si può notare in Putin o Orbán, del tutto indifferenti alle libertà e al mercato, e al quale sono molto vicine schegge dei 5S in Italia.

Tutti tranquilli con  Donald dunque? Ganesh non è così ingenuo. Il suo istinto più o meno autoritario lo capiremo solo dopo il 3 novembre. Se perde, vedremo fin dove si spingerà nell'annunciata volontà di non riconoscere il risultato Se vince, potrebbe sentirsi le mani libere e prendere misure dure di quelle prese finora.

Intanto, però, definirlo un autocrate è esagerato.

Nessun commento:

Posta un commento