domenica 7 marzo 2021

L’ATTESA MESSIANICA DEL VACCINO E IL PESSIMISMO DELLA RAGIONE

 A prescindere dalla gestione dell’ultimo anno di Covid, che  è stata infelice, occorre non farsi prendere la mano da un ottimismo pericoloso dall’arrivo del vaccino, che è l’arma che ci fa sperare in un futuro più roseo anche se non ancora alle porte.

C’è l’ottimismo della volontà ma anche il pessimismo della ragione: se l’attesa messianica del vaccino avvolgerà tutto e tutti, quasi niente cambierà per davvero, e nessuno si sentirà chiamato a rispondere delle sue azioni.

Tralasciamo quello che il governo precedente NON ha fatto:

un piano di vaccinazione “militarizzato” (vedi l’America dove prima Trump e poi Biden hanno affidato alla logistica dell’esercito tutta l’organizzazione, cosa che Draghi ha immediatamente copiato),

aumento dei posti letto ospedalieri, e dei posti letto di terapia intensiva,

 la saturazione dei mezzi pubblici (tutte cose fattibili nel corso degli ultimi dieci mesi),

 e anche quello che ha fatto male (Lockdown tardivi, numero di tamponi inadeguato, mancanza di dispositivi di tracciamento, indicazioni errate sull’uso delle mascherine divieti enunciati e poi dimenticati, frontiere chiuse tardi o riaperte anzitempo, in omaggio a una malintesa volontà di non discriminare).

Ci sono due cose da fare oggi, una la deve fare lo stato, e cioè fare meglio quello che finora ha fatto male o in modo intempestivo come ho detto sopra, e l’altra la devono fare i cittadini, e sono quelle semplici cose che tutti sappiamo: regole di comportamento, distanziamento, mascherine, areazione locali, lavaggio mani.

Non c’è un'unica modalità strategica per vincere, ne occorrono molte perché ogni misura da sola è insufficiente e lacunosa:  ma attenzione,  non basta adottarle, è cruciale che le si faccia rispettare. Non c’è un modello unico, ma non ci si può permettere il lusso di avere come unica arma il Lockdown, specie se tardivo come oggi. E si è visto che imporre il lockdown, usato tardi e nella sequenza sbagliata, non è bastato a fermare il virus, e ha mandato a picco l’economia.

 

E non usate il vaccino come alibi per non fare ancora una volta quel che andrebbe fatto.

La zona gialla a gennaio (nonostante migliaia di contagiati in più ogni giorno) ha portato alla terza ondata. In Italia e in Europa qualche migliaio di casi positivi al giorno non fanno nessuna impressione. In nazioni come Giappone e Nuova Zelanda, per esemplificare, al contrario anche solo 10 o 100 casi al giorno fanno scattare l’allarme (ad Auckland per pochi casi è stata messa in lockdown tutta la città di un milione e 600 mila abitanti, ed è stata bloccata anche l’America’s Cup!). E tutte le misure di contrasto sono state immediate.

In Italia l’approccio è stato diverso: si mirava a tenere aperte le attività economiche fino a quando si profilava all’orizzonte il disastro sanitario. Di qui l’illusione che si possa permettere al numero di infetti di crescere senz’altro limite che il numero dei posti letto in ospedale, senza intervenire immediatamente. In questo semestre sarà impossibile cancellare il danno che è stato fatto!

In questo ultimo anno abbiamo tutti sofferto molto, anche chi non è stato direttamente colpito dal lutto. Secondo gli psicologi siamo precipitati in piena sindrome adolescenziale. Stanchi, irritabili, lunatici e insofferenti a tutto, anche a noi stessi. Hanno ripreso voce paradossalmente anche i no-vax. Tutte le opinioni sono rispettabili, ma queste non  possono essere condivise, perché ogni persona vaccinata è un aiuto non solo a sé stessa ma anche a tutta la collettività.

Altrimenti cosa dovremmo fare? Attendere il mero trascorrere del tempo perché prima o poi tutte le epidemie finiscono?

IL CROCEVIA

7marzo 2021

 

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