martedì 26 ottobre 2021

LA CHIESA NON HA BISOGNO DI ESSERE CREDIBILE, HA BISOGNO DI ESSERE CREDENTE

 È di santità, non di management che ha bisogno la Chiesa

Quali le intenzioni del Sinodo mondiale e dei sinodi locali che impegneranno il popolo di Dio nei prossimi tre anni?

Invertire la rotta tornando quantomeno a provare ad elevare la fede delle persone alla statura del Vangelo, oppure continuare sulla linea intrapresa da otto anni a questa parte di abbassare l’asticella del Vangelo alla statura della fede delle persone, i cui esiti sono sotto gli occhi di tutti.

Sta tutto qui, in questa scelta con cui sempre la Chiesa ha dovuto fare i conti, il dilemma del Sinodo mondiale e dei sinodi locali che impegneranno il popolo di Dio nei prossimi tre anni.

“Il” problema

A dire il vero la soluzione del dilemma dovrebbe apparire scontata, posto che il problema numero uno, fuori ma soprattutto dentro la Chiesa, è dato da una spaventosa crisi di fede che, almeno in Europa in Occidente, non sembra allentare la presa; il fatto però è che non sembra affatto esserci questa consapevolezza, la coscienza cioè di quale sia “il” problema della Chiesa di oggi, stando almeno all’agenda ecclesiale degli ultimi anni. Il che naturalmente complica di parecchio le cose, col rischio neanche troppo remoto di proporre soluzioni sbagliate partendo da premesse sbagliate.

Di cosa ha bisogno la Chiesa

Bien penser pour bien agir, diceva Pascal. E fermo restando che al di là delle modalità pastorali (le quali poi, è bene ricordarlo, devono sempre confrontarsi con il “fattore S” – ossia l’intervento dello Spirito Santo che spesso e volentieri spariglia piani e programmi, come è avvenuto ad esempio con la fioritura di movimenti e carismi laicali negli anni del Vaticano II), al di là dicevamo delle modalità e delle scelte pastorali, resta di straordinaria attualità il monito di Giovanni Paolo II: «La Chiesa di oggi non ha bisogno di nuovi riformatori. La Chiesa ha bisogno di nuovi santi».

Monito cui fece eco l’allora card. Ratzinger, che nel libro-intervista Rapporto sulla fede con Vittorio Messori parlando proprio di riforma e rinnovamento della Chiesa ebbe a dire: «È di santità, non di management che ha bisogno la Chiesa per rispondere ai bisogni dell’uomo contemporaneo».

Fede e santità

La santità, dunque. Questa è l’unica e vera riforma che serve. Non a caso tutte le epoche di grandi cambiamenti nella storia della Chiesa e dell’umanità hanno visto e sono state accompagnate da una straordinaria fioritura di santità: dai martiri e dai Padri della Chiesa nei secoli dell’impero romano a S. Benedetto e al monachesimo agli albori del Medioevo; dagli ordini mendicanti di S.Francesco e S. Domenico nel XIII secolo ai santi della Controriforma cosiddetta nel XVI; e ancora dai “santi sociali” dell’Ottocento a S. Pio da Pietrelcina negli anni terribili della Grande Guerra ai grandi papi santi del Concilio e alla fioritura di santità che c’è stata nel post Concilio e fino ai nostri giorni. Una storia che solo uno sprovveduto definirebbe casuale.

Fede e santità, due facce di una stessa medaglia. Per questo la Chiesa, come diceva il card. Biffi, «non ha bisogno di essere credibile, ha bisogno di essere credente». Il resto conta poco e niente.

 

Luca Del Pozzo TEMPI

 23 Ottobre 2021

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