venerdì 29 gennaio 2016

L’ERRORE DEI DEVOTI


Ecco la frase tremenda con cui Péguy bolla l’errore dei devoti:

«Poiché essi non hanno la forza e (la grazia) di essere della natura credono di essere della grazia. Poiché non hanno il coraggio temporale credono di essere entrati nella penetrazione dell’eterno. Poiché non hanno il coraggio di essere del mondo credono di essere di Dio. Poiché non hanno il coraggio di essere di uno dei partiti dell’uomo credono di essere del partito di Dio. Poiché non sono dell’uomo credono di essere di Dio. Poiché non amano nessuno, credono di amare Dio».
( Lui è qui, pag 486, I libri dello spirito cristiano)

Camille Corot, Cattedrale di Chartes
La bellezza del cristianesimo, per contro, sta tutta nella semplicità bambina con cui l’uomo – senza rinnegare nessuno degli avvenimenti che la realtà gli propone – li affronta nella confidente compagnia dell’Eterno incarnato.

Dopo il celebre pellegrinaggio a Chartres del 1912 Péguy disse di se stesso: «Non sono un santo. Sono un testimone, un cristiano nella parrocchia, un peccatore, ma un peccatore che ha tesori di grazia e un angelo custode incredibile. Non c’è niente di meno cristiano del moralismo. Seguo il consiglio che Dio dà nei miei "Innocenti". Mi abbandono».


Ecco come Dio stesso nel Mistero dei santi Innocenti esemplifica tale atteggiamento di abbandono: «Nulla è bello come un bambino che s’addormenti nel dire la preghiera. Sotto l’ala dell’angelo custode e che sorride da solo scivolando nel sonno. E già mescola tutto insieme e non ci capisce più nulla. E arruffa le parole del Padre Nostro e le infila alla rinfusa tra le parole dell’Ave Maria».

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