DON GABRIELE MANGIAROTTI
«... Ci proponiamo di compiere, punto per punto, una
revisione di tutta la nostra vita in comune, perché essa non sia svigorita
dall’abitudine, compromessa dalla mancanza di chiarezza, confusa dalle
obiezioni. La realtà cristiana ha un’espressione ideologica che non si può
capire se non impegnandosi in gesti di vita. Occorre perciò una verifica
personale di ciò che la tradizione ci porta, verifica senza della quale non c’è
convinzione... Rivedere il carattere ed il significato dei singoli gesti è la
strada migliore per rivivificare la nostra esperienza cristiana, per far
diventare sempre più profondo dentro la nostra carne e le nostre ossa il
pungolo concreto di Gesù Cristo.» (Giussani 1962)San Giovanni Paolo II con Mons. Negri,
Don Mangiarotti e altri sacerdoti a San Pietro
Ho ascoltato queste parole di Papa Francesco all’incontro con Comunione e Liberazione: «Non dimenticatevi mai di quella prima Galilea della chiamata, di quella prima Galilea dell’incontro. Sempre tornare lì, a quella prima Galilea che ognuno di noi ha vissuto. Questo ci darà forza per andare sempre in obbedienza nella Chiesa. Questo è ciò che “rende bella la strada”».
E ricordo con autentica commozione quello che ci disse
s. Giovanni Paolo II: «Quando un
movimento è riconosciuto dalla Chiesa, esso diventa uno strumento
privilegiato per una personale e sempre nuova adesione al mistero di Cristo.
Non permettete mai che nella vostra partecipazione alberghi il tarlo
dell’abitudine, della routine, della vecchiaia! Rinnovate continuamente
la scoperta del carisma che vi ha affascinati ed esso vi condurrà più
potentemente a rendervi servitori di quell’unica potestà che è Cristo Signore!»
E ho ritrovato questi appunti di «Scuola GS» del 1962, all’inizio
del mio incontro col Movimento.
Sono come un seme, in cui è contenuta tutta la ricchezza del carisma, che poi
si è approfondito nel tempo, senza perdere la propria originalità e il suo
fascino.
Come ricorda il Commonitorium di Lerins: «È necessario dunque
che, con il progredire dei tempi, crescano e progrediscano quanto più possibile
la comprensione, la scienza e la sapienza così dei singoli come di tutti, tanto
di uno solo, quanto di tutta la Chiesa. Devono però rimanere sempre uguali il
genere della dottrina, la dottrina stessa, il suo significato e il suo
contenuto. La religione delle anime segue la stessa legge che regola la vita
dei corpi. Questi infatti, pur crescendo e sviluppandosi con l’andare degli
anni, rimangono i medesimi di prima. Vi è certamente molta differenza fra il
fiore della giovinezza e la messe della vecchiaia, ma sono gli stessi
adolescenti di una volta quelli che diventano vecchi. Si cambia quindi l’età e
la condizione, ma resta sempre il solo medesimo individuo. Unica e identica
resta la natura, unica e identica la persona.»
mercoledì 7
dicembre 2022
Fonte: CulturaCattolica.it
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