lunedì 9 novembre 2020

IL FALSO MITO DI KAMALA HARRIS

 Di Francesco Giubilei

 

Stiamo già leggendo fiumi di parole per elogiare Kamala Harris, giornalisti e commentatori che si sperticano nelle lodi del nuovo vicepresidente degli Stati Uniti, articoli dai toni trionfali, titoli elogiatovi. Quasi assenti le analisi sulle sue posizioni e il suo credo politico, proviamo a farlo noi partendo dal presupposto che una persona andrebbe valutata nei contenuti a prescindere dal suo sesso, dal colore della pelle o dalla sua origine (solo così può esistere una vera parità tra uomo e donna, tra bianchi e neri).

 PROGRESSISTA INTOLLERANTE

Il problema è che le posizioni di Kamala Harris sono preoccupanti. In un articolo intitolato “Kamala Harris, the cancel culture pop”, il “Washington Examiner” afferma che la sua “carriera politica e giudiziaria è stata costruita sulla punizione di coloro che trova deplorevoli” aggiungendo “non è una semplice demagoga. È una demagoga che userà il potere del governo federale per punire ‘l’altra parte’”.

E l’altra parte, neanche a dirlo, sono i conservatori a cui spettano anni difficili in particolare sui temi etici e il diritto alla vita. Kamala Harris ha dichiarato pubblicamente che “il governo federale dovrebbe trattare i sostenitori pro-life come i segregazionisti”, una frase inquietante.

Al tempo stesso ha etichettato alcune importanti organizzazioni cattoliche americane di solidarietà come “estremiste”.

“La campagna presidenziale di Harris si è concentrata sulla divisione del paese” e i sostenitori della vita “avranno tutti motivo di temere la persecuzione in un'amministrazione in cui Harris ha il potere”. Un’opinione sostenuta da un’altra importante testata come “The American Conservative” “sembra pensare che il suo lavoro come senatore sia quello di tormentare i conservatori alle udienze con tutta la presunzione di colpevolezza fino a prova contraria di un inquisitore”. Non è un caso che Rod Dreher, voce di spicco del mondo conservatore americano, scriva: “di tutte le persone che avrebbe potuto scegliere, penso che Kamala Harris sia la più pericolosa, da un punto di vista sociale conservatore”.

 AMBIENTALISTA RADICALE

Ci sono poi le posizioni della Harris sul tema dell’ambiente che rappresentano l’emblema dell’ambientalismo ideologizzato di stampo globalista rappresentato da Greta Thunberg. Una visione radicale e fanatica della battaglia ambientale che dimentica le esigenze delle comunità locali e il concetto di identità e tradizione.

Nonostante le sue posizioni in campo economico più vicine a un approccio socialista (pur riferito al contesto americano) che potrebbero portare a un aumento della pressione fiscale negli Stati Uniti, la Harris è tutt’altro che una donna del popolo avendo alle spalle il sostegno di una parte importante del mondo finanziario e dei big tech. Un esempio su tutti? Le parole riportate dal “New York Times”: “Wall Street è felice dei segnali che ha mandato”, la “Silicon Valley è felice di vedere una faccia famigliare”.

In Italia si è subito diffuso il mito di Kamala Harris paladina dei democratici e del mondo afroamericano, la realtà è ben altra, basti pensare che la sua candidatura alle primarie democratiche si è conclusa con un nulla di fatto e un crollo di popolarità nei sondaggi in particolare nel secondo dibattito tra i candidati (nel primo aveva attaccato duramente Biden con una velata accusa di razzismo, per capire il grado di spregiudicatezza).

Nella composizione della futura amministrazione Biden, preoccupa molto di più il ruolo che assumerà la Harris rispetto a quello ricoperto dal Presidente, il rischio è che possa influenzare la presidenza con una linea più radicale.

 

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