domenica 23 ottobre 2016

LA DIFFICILE SCELTA DEI CATTOLICI PARTE SECONDA

LA SOCIETA' AMERICANA E' SPACCATA

La spaccatura che ha diviso il paese tra laureati e non laureati, progressisti e retrogradi, anti-liberali e liberali, buoni e cattivi, in estrema sintesi, è profonda ed è fondamentale per capire perché Donald Trump ha vinto con ampio margine le primarie all’interno del partito repubblicano. Lo sa bene Michael Novak, filosofo cattolico, autore del famoso Spirito del capitalismo democratico, pensatore di riferimento dei conservatori americani, che ha studiato a fondo il problema. «La questione principale in queste elezioni è la divisione tra chi è stato educato al college e chi non l’ha
frequentato», dichiara a Tempi. «I primi hanno in mano il paese: controllano televisioni, giornali, radio, università, tutta la grande cultura. Alcuni sostengono che hanno formato una nuova classe sociale, egemonizzata e controllata dal partito democratico. Si abbeverano a un magistero laico che trae i suoi contenuti dagli editoriali del New York Times e che è seguito anche da tanti cattolici». Non è un caso se tra gli americani va molto di moda una facezia: «Nelle scuole ormai ci sono tre bagni: quello per i maschi, quello per le femmine e quello per i democratici», ride Novak. La battuta coglie la portata di questo stravolgimento sociale: «Oggi i laureati hanno una moralità diversa, sono più secolarizzati, atei, approvano omosessualità e aborto, vedono la Chiesa cattolica come il fumo negli occhi e la considerano un nemico obsoleto».

I cattolici «sono guardati con sospetto nelle università, perché la nuova classe politicamente corretta guarda dall’alto in basso tutti coloro che non la pensano come lei, accusandoli di sessimo e razzismo. Se la gente comune è ancora realista e vive con i piedi piantati per terra, le élite ben rappresentate dai democratici sono fuori dal mondo: hanno abbandonato il senso comune, modificato la definizione di uomo e donna, sostengono il gender, pensano che la gente dovrebbe avere pochi figli. Invece agli americani comuni piace ancora avere tanti bambini. Insomma, hanno il controllo di tutta la cultura, ma non dei quartieri, non della strada».

È anche per questo che Hillary è definita invotabile dai principali pensatori cattolici. «È una donna che ha mentito, ha violato le leggi nazionali e chiunque altro per queste cose sarebbe finito in prigione», continua Novak. «Per quanto mi riguarda, non posso votare una candidata così favorevole all’aborto, all’agenda secolarista in campo morale e così ferocemente avversaria della libertà religiosa».

La lettera riparatoria
La scelta non sarebbe dunque così difficile, se solo dall’altra parte non ci fosse “The Donald”. Insieme ad oltre 30 professori e pensatori cattolici, Weigel ha firmato a marzo un appello contro Trump. Nel testo si ricordava che «il partito repubblicano è stato negli ultimi decenni il veicolo per promuovere le cause sociali che più stanno a cuore ai cattolici americani», come la difesa dei non nati, della libertà religiosa, del matrimonio tra uomo e donna. Ma questa possibilità è ora in pericolo perché «Donald Trump è manifestamente inadeguato a diventare presidente degli Stati Uniti» a causa della sua campagna elettorale infarcita di «volgarità», per non parlare «degli appelli alle paure e pregiudizi etnici e razziali che urtano ogni genuina sensibilità cattolica». Pur riconoscendo che la campagna di Trump piace a molti cattolici perché «parla di preoccupazioni legittime e genuine», si ricorda che non c’è niente «nel suo passato» e nel suo presente che dimostri sensibilità ai temi cari alla Chiesa. Ecco perché, spiega Weigel a Tempi, il candidato repubblicano «è pessimo. È un uomo immorale sia nella sua vita pubblica sia in quella privata. E poi non è credibile nella gestione del potere. Come mi è impossibile votare per Clinton, così non voterò mai per lui». Forse intuendo lo scarso appeal di cui gode tra i fedeli, il 5 ottobre Trump ha cercato di recuperare firmando una lettera ai leader cattolici, promettendo di battersi contro l’aborto e difendere la libertà religiosa.

Ma la docente armena Nash-Marshall è scettica: «Il suo problema è che non ci dà motivi per fidarci di lui. Dichiara che vuole sostenere i cattolici, e siamo contenti di questo, ma non dice mai in che cosa consisterebbe questo suo essere conservatore». Il candidato repubblicano, in realtà, due punti importanti li ha messi a segno: «Il prossimo presidente degli Stati Uniti nominerà anche il giudice della Corte suprema che andrà a sostituire il conservatore deceduto Scalia».


Questo è un punto non indifferente, visto che sono stati i nove giudici a decidere alcuni degli stravolgimenti sociali più significativi degli ultimi 40 anni, approvando ad esempio l’aborto e imponendo a tutti gli Stati Uniti il matrimonio gay. La nomina di un conservatore o un progressista potrebbe cambiare il futuro del paese e «Trump ha detto che sceglierà un conservatore come Scalia. Questo annuncio è stato tanto inaspettato, quanto fondamentale per noi. In secondo luogo, ha scelto come candidato alla vicepresidenza Mike Pence, che è molto stimato dalla Chiesa. Non so però se questo basterà a vincere il voto cruciale cattolico-evangelico».

tratto da TEMPI

Nessun commento:

Posta un commento